I RACCONTI DEL CAPPELLO/Mercurio – storia di un monello

 

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Monello, monello, quel tipo col cappello!

Mercì canticchiava un motivo a onor di se stesso, tra sé e sé, mentre l’alba spalmava Torino di polveri sottili color malva e pericoloso particolato al miele.

Una meraviglia.

Meraviglioso davvero” – sussurrò il monello storcendo il naso – “calcolando che proprio ieri, a ridosso delle elezioni comunali, l’amministrazione pubblica ha inviato una delegazione di fumisti e spazzacamini a spegnere i caloriferi in tutti i palazzi, negli edifici scolastici, negli ospedali: dappertutto. Un gigantesco esercito di omini neri ha attraversato in fila per tre la città; ha percorso i viali alberati da Nord a Sud tra gli applausi dei malati terminali e delle fanciulle tisiche, degli sportivi e dei ciclisti. Bravi! Eroi! Così gridava la folla entusiasta. A onor di cronaca, bisogna dire in primo luogo che l’azione rivoluzionaria era stata preparata da tempo, scegliendo come data specifica il venticinque del mese di aprile. E poi è doveroso aggiungere che il sindaco Furbatti, promotore della manifestazione anti-inquinamento, ne ha guadagnato in popolarità. Indossando per l’occasione un mantello nero corvino, con i capelli sporchi di fuliggine, è comparso sul più bello e ha salutato i cittadini dall’alto di un carro, come una divinità miracolata. Ah, la primavera a Torino è davvero una rinascita e io sono felice come una Pasqua.

Mercì fa il pony-express per una ditta di poesia vitale. Lui cammina per le vie del centro e svolazza con le ali ai piedi per tutta la mattina. Ogni tanto si ferma a contemplare uno scorcio illuminato dal sole per studiare il riflesso dell’ombra, oppure un angolo nascosto nel buio per accendere di nascosto una piccola luce. Gli piace che tutte le cose danzino in armonico chiaroscuro. Non crede a nulla, eppure è in buona fede. Non si fida di nessuno, eppure è degno di fiducia. Tira la coda alle bigotte fuori dalla chiesa e regala loro un verso, fa innervosire i travestiti al Gay Pride con un endecasillabo sull’alchimia degli opposti, svergogna i militanti di destra e di sinistra componendo sonetti incrociati, abbraccia le prostitute e dona loro un fiore. La sua vita gli piace molto, anche se ogni tanto sogna di diventare un sasso: fisso, immobile, col mondo che gli scorre accanto, sopra, sotto, dietro, senza scalfirlo mai.

VBM

FOTOGRAFIE DI MAURIZIO PUATO

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