I RACCONTI DEL CAPPELLO/Perché piangi, Ermafrodito?

 

2 1994 - Copia (2) - Copia

Boudoir, ph. Maren Ollmann – un vecchio ritratto di me con Ermafrodito…

“Perché piangi?” – La donna fece finta di non aver udito la risposta precedente, adducendo come scusa una sordità congenita, ma la realtà era un’altra. Lei aveva capito benissimo qual era il problema e la faccenda era evidente, scritta a chiare lettere per essere vista da tutti gli uomini, dalle donne e soprattutto dagli dei.

Ermafrodito – ovvero il più bel ragazzo del regno, il più degno rappresentante del desiderio – non desiderava più.

Nessuna emozione, niente di niente. Solo la fame, la sete e il sonno. La voglia di dormire per sempre, quella sì che c’era; lo afferrava nel sangue, gli batteva in testa, diventava bisogno irrefrenabile di distendere le gambe e le braccia, di chiudere gli occhi per morire così, non pensando più a quella mancanza di desiderio, ignorando l’impossibilità di sentire ancora l’assenza dell’amata come distanza.

Lui non era più capace d’innamorarsi, eppure un tempo ardeva di passione. Soffriva, persino; aveva tremato, sconvolto, e aveva pianto. Aveva riso e si era sentito speciale, unico. Perché adesso non provava più nulla? L’amore gli appariva ridicolo come una filastrocca, una di quelle rime imparate a memoria e declamate dai bambini davanti alla maestra e ai compagni di classe.

Da quando era emerso dal ventre di sua madre, la vita stessa lo aveva voluto come amante. Era stata, questa brama di esistere, una croce pesante, un fardello che lui si trascinava dietro a fatica. Degno figlio di Afrodite e di quel briccone di Ermes, il ragazzo era cresciuto bevendo e mangiando ogni briciola d’amore, ogni sguardo sul volto delle donne. Era stato primo attore ad Atene e sacerdote delle puttane a Babilonia. Aveva navigato nel tempo ispirando i poeti e gli scrittori del decadentismo. Nei panni di un affascinante Monsieur Vénus aveva vissuto a Parigi e attraversato l’Europa, spaccando il cuore sulla via a ballerine e insegnanti, a donne nobili e popolane, a vergini e prostitute, e persino a qualche femminista piena di ideali. Delle amanti aveva risucchiato ogni differenza, ogni sfumatura: gli veniva facile estrarre dall’anima di una donna quelle parole che gli mancavano. Gli veniva naturale inglobare un discorso amoroso, una narrazione che, da quel momento in poi, Ermafrodito non avrebbe avuto più alcuna necessità di ascoltare come racconto altrui.

Di secolo in secolo, Ermafrodito era diventato in se stesso l’amato e l’amata, e aveva perso ogni volta un pezzo di desiderio. Piangendo lacrime nostalgiche ma senza disperazione alcuna era corso altrove, verso il futuro.

Di secolo in secolo, Ermafrodito era scappato con la speranza che qualcuno o qualcuna, prima o poi, lo riportasse alla separazione dei sessi, alla distanza giusta, la sola che rende possibile la nascita dell’amore.

“Non desidero più, non so più che cosa sia la passione, hai capito? Ho inglobato l’amore e adesso l’amata ed io siamo due in uno. Ho reso lei parte di me attraverso la storia, ho mangiato le sue differenze, ho annullato le distanze. Sono solo, adesso. Terribilmente solo.”

La donna non poteva più far finta di non capire. Era giunto il suo momento, doveva aprire le danze. D’altronde, quell’Ermafrodito le aveva chiesto di intervenire e lei non poteva tirarsi indietro.

Sospirò.

Afferrò l’elsa della spada ed estrasse la lama dal fodero. Con un fendente da maestra disegnò una linea sul petto di lui e il sangue cominciò a scorrere copioso dal taglio. Ermafrodito boccheggiava come un pesce in apnea, gli occhi spalancati dal terrore. Nera e scarlatta, la Morte sorrideva. Ripulì la lama con uno straccio prima di riporre l’arma e abbozzò un colpo di tosse.

“Non posso esimermi dall’azione, qualora una creatura si rivolga a me chiedendo espressamente il mio supporto. Posso però decidere i modi e i tempi dell’intervento. Dalla ferita che oggi ti divide, non guarirai mai completamente. La giusta distanza nascerà dalla cura che tu stesso apporterai al danno; il desiderio crescerà per diventare memoria della cicatrice. Io stessa sarò l’altra parte da raggiungere. Sarò ciò che tu non puoi inglobare fino a quando il tempo della Morte non sia giunto.”

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...