I RACCONTI DEL CAPPELLO/Mostruosa

“Il mondo è un disastro: guerre, cattiveria, e i preti p-o-dofili (!), ah, cara mia!”

Di lei vi avevo già parlato. Sessant’anni di vita senza fissa dimora, poi la casa popolare e quel minimo di invalidità. D. è una transessuale non operata. D. ha il volto di un Elephant Man, ha lo sguardo frantumato dal silicone che sotto la pelle si è fatto cemento. Non può più mangiare, non può più muovere la bocca. Le parole escono dagli interstizi tra i denti neri e diventano nenia. Cantilena di sputi contro il mondo colpevole di esistere con tutte le sue bruttezze. Lo psichiatra che le dice di “ritornare alle origini” chiamandola “Dario” – ma quando codesto medico ha suggerito ciò? Dieci anni fa? Ieri? Veramente un professionista può aver sentenziato una cretinata simile di fronte a un essere umano devastato, bisognoso solamente di quel minimo di attenzioni e di una cura per l’infezione perenne al volto?
Non si capisce.
Qualcuno le ha gridato “puttana”. Ma chi? E perché? Nella folla lei non può, nemmeno volendo, passare inosservata.

“Mondo malefico, mondo crudele!”

Ah, creatura… Un giorno scriverò un racconto tutto per te. Per il momento ascolto i tuoi sogni di cofanetti di gioie con dentro la luce, sogni sospesi tra il desiderio e la paura della morte, anche se mi chiami sempre quando sto correndo. Anche se ormai da quindici anni non sono più la tua “educatrice di riferimento”. Anche se. Anche se.

💙

Scrissi tutto ciò su Facebook qualche mese fa.

Ultimamente D. mi ha raccontato un sogno. Il sogno, dice, è ricorrente – “Almeno due volte al mese ritorna, Valeria. Che cosa vuol dire?”

Nel sogno, D. ammira il cofanetto di gioie di sua madre. A tratti la madre si confonde con una transessuale deceduta anni fa a causa di un brutto male. Con attenzione estrema D. apre il cofanetto e scorge al suo interno una luce meravigliosa. “Non è il momento… ” – sussurra la madre di D. Evidentemente, c’è ancora dolore e patimento da attendere, accogliere e cucire. Questo tempo del Pathos non è che la vita. E, se l’esistenza di D. è inesorabile e dura, nel frattempo io le dedico un brevissimo racconto un po’ poetico – se così vi pare.

Eccolo…

MOSTRUOSA

Vado in giro di notte, evito il giorno.

M’aggiro come un topo strisciando lungo i muri

divorando gli angoli della tua città.

Sono Mostruosa.

Sono creatura nera, composizione carnosa –

sono putrida cosa.

Sono orrore che pulsa al ritmo di un cuore lesionato.

Una legione di incubi s’attarda nei meandri sinaptici

dispone le idee

in armata di recriminazioni, rende la vita impossibile

al sonno.

Condannata a tenere gli occhi aperti, io vedo

tutte le brutture del mondo, io vedo

le immagini fissate con gli spilli nella pezza

della mia bambola bambina.

E’ inevitabile. E’ legge inesorabile.

La bambina che vorrei essere continua a correre libera

e ride.

La bambina che volevo indossare non smette di dare baci

a suo fratello – lo stesso 

che ha quasi ucciso me di botte, quella volta.

La ragazzina che ho calzato a pennello non è stata

imbalsamata

dalle malelingue, non ha ricevuto in dono gli insulti

puttana

virginale, stolta fanciulla che ha fatto cadere la lampada.

La donna che non sono diventata mi aspetta

oltre la soglia.

Sono Mostruosa, le dico. Sono tua figlia.

Dietro i centomila angoli di buio, finalmente sarà luce.

Finalmente, io – Mostruosa – sarò Meraviglia.”

selfie 1

Selfillo di Mostrillo – a pennarillo

 

 

 

 

 

 

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