NELLA CUCINA DI MIO NONNO – una poesia

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***

C’è quel rapido attivarsi dell’area entorinale

col profumo cipollino del soffritto, le carote

più care, il sedano a dadini fini fini, la camicia

candida e il berretto, lo sguardo fiero e dritto.

Il nonno che cucina per tutta la banda di nipoti,

per i figli e per le loro mogli, per le figlie e i mariti,

per gli ospiti inaspettati, per la cagnara natalizia

intorno ai tavoli – d’estate nella casa in campagna.

Il nonno che impasta il ripieno della faraona,

che agghinda l’anguilla marinata, l’arrosto caldo

e il pane nero, la minestra di verdure scelte a naso.

Il nonno in piedi alla finestra: “Pronto? Chi è?

Ma certo venite, metto in tavola l’olio toscano,

mi date una mano e si pranza, sono contento.”

Conservo i mestoli di metallo e di rame forgiati

dal nonno come gli anelli, la bella radio di radica,

gli arnesi del provetto cuoco veneto, romantico

pollice verde, osservatore di stelle, costruttore

di geni assopiti nel mio cuore, dolcetti di DNA.

 Valeria Bianchi Mian

 

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