TRE POESIE SALVATE DA FACEBOOK

TORINO/1

Torino sei bella – pensavo

tornando a casa dal Carrefour –

con quell’aria francese e la puzza

sotto il naso. Il mio naso annusa

il tuo odore cosmopolita

in ogni anfratto, si gode il profumo

che ha nome “le monde”

quello che i marciapiedi di San Salvario

vestono al meglio. I tuoi isolati

in armata si fan centro, snodano

vie pronte per uscire a ballare.

Il mio naso è sveglio, teso; unico senso

che mi funziona, che va a meraviglia.

E così riconosco ogni minima

variazione sul tema “cibo internazionale”

(che va cuocendo in ogni tuo angolo).

Gli ingredienti base, gli elementi

la pizza, la bagna cauda, le patatine

il kebab, le merde di cane

e di essere umano d’ogni nazionalità.

Le alghe verdi crepitano – creeping

creatures – le gru svolazzano, i corvi

gracchiano, la gente ridacchia, io scrivo

di te per dirti che oggi sei bella.

Non ti amo più in novembre

e vorrei tradirti con una città di mare

tipo Genova o Marsiglia, per capirci.

Costretta nel tuo smog che odora

di salame, passerò l’inverno a ricordare

quanto sei bella oggi pomeriggio.

In Via Ormea chiacchiero spesso

con le ragazze che sostano agli angoli

in ogni stagione – e ti respirano

senza sosta, mentre i ragazzi nerissimi

si nascondono tra le auto ogni volta

che passa e se ne va la polizia.

Non è cambiato nulla, ma tutto

proprio tutto va avanti mutando.

Ed ecco son tornata, sono con te

– e dire che un tempo fui milanese –

e allora, d’accordo, va bene: stasera

decido di decidermi a disfar le valigie.

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NERONE/2

Dimmi ferro, Nerone,

bacchetta rovente per il mio barbecue

– son io la carne, sei tu.

Sul tuo sesso m’innalzo

– Santa Teresa! – sono un aliante.

Dimmi guanciale e silenzio,

velo di pube, il bacio è possesso,

amante.

Mai fu visto spettacolo più commovente.

Con un accendino potresti abbagliare

la gazza ladra, ma,

se punti il mignolo fuori città, Nerone,

vedi dodici vergini mansuete

e una tavola imbandita per l’occasione.

Siamo bambine che vanno a memoria

tra vecchi professori invasati

di nuvole e guerra, pedanti

– forse un poco pederasti.

Nerone, tu non vuoi fanciulli in rima

che bacino le strade a senso unico.

Indica et impera.

Una poesia è roba da pazzi, se appicco

io, per te,

il più devastante incendio che si possa

immaginare.
(1992)

 

NO MAKE-UP/3

L’intimità nei Social è il paradosso

che ci rende in qualche modo coinquilini

sempre che noi non si giochi al travestire

nomi cose città, a travisare il viso

della Persona su misura, smagliante

perfetta, senza nei, senza smagliature.

In #autoscatto mattutino sincero

ogni tanto il mio Io è favorevole

al buondì facile, al caffè virtuale.

Nonostante i malumori, il referendum

i contatti avvezzi al troppo flame, gli amici

che non vedi da anni, ma qui su Facebook

ti like-ano spesso, Verità nei Social

può accadere – come adesso a dire

guardate che il mezzo cambia, eppure

abbiamo un’anima ed è allergica al make-up.

 EPILOGO

Nella barbarie collettiva gli adolescenti

(mai adulti) fanno a pezzi un’altalena

al parco giochi.

La monnezza segue al mercato

– è la legge, è l’alternanza

del dio putrescenza a bellezza.

La poesia non ci salva ma è respiro vitale.

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