LA BATTAGLIA DEI DRAGHI – di Annalisa Tacoli

“La battaglia dei draghi” è una nell’ambito favola che Annalisa Tacoli, la nostra ospite di oggi, racconta spesso e volentieri ai propri nipoti riscuotendo ogni volta un grande successo.

Grazie Annalisa!

Drago dal Libro delle Ore
Che bello il drago!

La battaglia dei draghi

Nel paese dei draghi, molto lontano da qui, viveva una colonia di draghi, di varia forma e di vario colore. Uno era verde e aveva tre teste, uno era marrone e aveva due teste; gli altri gialli, rossi o argentati avevano solo una testa ma sputavano fuoco ed erano cattivissimi.
Fra tanti draghi, l’uno più feroce dell’altro, soltanto uno aveva un buon carattere e non si arrabbiava mai, tanto che invece di sputare fuoco, come fanno tutti i draghi normali, gettava fuori dalla bocca una nube color argento.
Inutile dire che i draghi cattivi facevano gruppo fra di loro, organizzavano scorrerie e altre malefatte e del drago tranquillo non si curavano nemmeno. Come se non esistesse.
Il drago “bravo” però non se ne preoccupava, faceva la sua vita pacifica, girava per il paese senza dare fastidio a nessuno, spilluzzicava erbe e frutti in campagna, dato che era erbivoro e, quando capitava, sapeva anche rendersi utile per qualche lavoretto o per qualche impresa più difficile.

La gente del paese lo trovava simpatico e gentile e quando lo incontrava non scappava più come di fronte agli altri draghi, anzi tutti lo salutavano e spesso lo invitavano nelle loro case a mangiare una fetta di torta o a bere un bicchiere di vino.
Ormai lo conoscevano e per distinguerlo dai draghi cattivi lo chiamavano affettuosamente per nome. Si chiamava Orlando.
Orlando qui! Orlando là! Era amico di tutto il villaggio e tutti gli volevano bene.
Il tempo passava, cambiavano le stagioni e la vita procedeva tranquillamente ma un giorno, quando nessuno se lo aspettasse, successe il patatrac. Scoppiò la guerra dei draghi.


I draghi feroci che da qualche tempo stranamente vivevano in pace, d’improvviso, avevano trovato una buona ragione per litigare.
Il drago a tre teste, che avendo tre teste aveva sei occhi e ci vedeva molto bene, un giorno che si aggirava per la foresta aveva notato, fra le foglie cadute, qualcosa di strano, mai visto, almeno dai draghi, era una pietra che rifletteva i raggi del sole e brillava in maniera straordinaria.
Il drago subito se ne invaghì, la raccolse e decise di tenersela per sé. Anzi decise di non dirlo a nessuno perché nessuno potesse rubargliela. Così ritornò nella sua grotta e la nascose con molta cura sotto una lastra di pietra.
Ma qualcuno aveva notato i suoi movimenti, li aveva trovati sospetti e aveva pensato bene di indagare. I draghi, si sa, sono curiosi e maligni, così il drago rosso che aveva una testa sola ma un cervello da detective cominciò subito le sue indagini, studiò le tracce, confrontò le prove e ben presto scoprì la refurtiva, ben nascosta nella grotta del collega.
Anche lui, colpito dalla bellezza della pietra, già stava pensando di rubarla quando venne sorpreso dal padrone di casa.
E cominciarono ad accapigliarsi.
La guerra fu dichiarata seduta stante, draghi verdi contro draghi rossi .

I draghi verdi avevano più teste, artigli ricurvi e corpi coperti da scaglie durissime ma il loro cervello, suddiviso un po’ qua e un po’ là, non era molto brillante.
I draghi rossi avevano una testa sola, una coda biforcuta e zampe agili e forti. Senza contare che tutti avevano ali possenti.
Fra i due gruppi antagonisti è difficile dire quale fosse più forte.
Certo che fra graffi degli uni e colpi di coda degli altri, fra testate degli uni e zampate degli altri, la lotta era sanguinosa e senza pietà.
Dopo giorni e giorni di battaglie, ancora non si sapeva chi fosse il vincitore, i draghi, da una parte e dall’altra, erano acciaccati, feriti, azzoppati, le ali mezzo sfrangiate ma continuavano a combattere.
L’intero paese era devastato, ogni volta che i draghi si insultavano fra di loro, lingue di fuoco bruciavano la campagna, incendiavano gli alberi. Gli abitanti del paese erano terrorizzati, non potevano più uscire di casa, saette di fuoco sprizzavano ovunque e ad ogni momento del giorno e della notte.
Disperati, non sapendo più che fare, chiesero aiuto a Orlando.
Lui si era tenuto fuori dalla mischia e, per non avere niente a che vedere con gli altri draghi, si era persino trasferito. Era andato ad abitare in una capanna che si era costruito sulla riva del mare.
Là se ne stava tranquillo e felice, nuotando, pescando e prendendo il sole quando c’era.
Quando gli abitanti del villaggio andarono a cercarlo, lo trovarono occupato a cercare conchiglie sulla spiaggia. Ne aveva trovate di bellissime e siccome era generoso e di animo gentile, subito aveva pensato di regalarle agli amici. Ma quali amici? Gli altri draghi non lo guardavano nemmeno…
Gli abitanti del villaggio gli spiegarono il problema, gli raccontarono tutta la vicenda e chiesero il suo aiuto. Lui che non sapeva dire di no, accettò subito di aiutarli. Ma come?
Si ricordò allora delle conchiglie. Le mise in un sacchetto e le portò con sé, per ogni evenienza. Chissà se quei draghi, che da giorni stavano litigando per una sola pietra brillante, non si sarebbero calmati di fronte a quelle belle conchiglie lucenti! E lì ce n’era per tutti.
Ma bisognava incuriosirli… bisognava trovare uno stratagemma per interessarli. A volte erano così sciocchi e infantili!
Lui non sputava fuoco, come abbiamo visto, ma, se voleva, poteva lanciare dalla bocca uno spruzzo argentato. E così fece.
Le conchiglie che già erano belle e lucenti, quasi per magia, si tinsero d’argento e cominciarono a splendere come gioielli.
A quella luce abbagliante i draghi, curiosi com’erano, smisero subito di lottare fra di loro e corsero a vedere di che cosa si trattava.
“La voglio io, no… è mia, no… sono arrivato prima io, no.. l’ho vista io per primo…” e già stavano ricominciando a litigare e ad azzuffarsi.
“Ce n’ è per tutti, disse Orlando, su, mettetevi in fila, ve ne darò una ciascuno, così la smetterete una buona volta di fare i capricci…”
I draghi, con le orecchie basse e la coda fra le gambe, si misero in fila, per una volta… buoni buoni. Anche se già qualcuno di loro stava senz’altro pensando a qualche malefatta.
Intanto però almeno gli alberi e i prati erano salvi. Per un po’ niente più lingue di fuoco, fulmini e saette su quel paese lontano.
La battaglia dei draghi era finita… almeno per questa volta !

Alla prossima!

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