JOHN JOCKER AND THE DEVIL – di Maurizio Michel


JOHN JOCKER AND THE DEVIL 
(un racconto ispirato dai tarocchi e dai pirati)


Scrive Maurizio Michel, autore del racconto:
Una breve premessa credo sia necessaria: questo racconto mi è stato ispirato dalla stesa di Natale che il gruppo dedito al #sociodrammanarativo su #Jodorowskyitalia ha messo insieme grazie al coordinamento di Valeria Bianchi Mian . Ulteriori rimandi “pirateschi” da parte di quest’ultima, han fatto sì che questa storia sia venuta a trovarmi. Chiedo scusa a storici e marinai per le inesattezze. Per la descrizione del Maelström che faccio nel racconto, sono largamente debitore ad Edgar Allan Poe: lo si prenda quale piccolo omaggio a tale grande scrittore che tanto ho amato. Per quel che è di mia fantasia, sono grato.

Nel collage allegato vedete sir Francis Drake, il mago John Dee e le carte del Taròt che mi sono state d’ispirazione.
Buona lettura a chi ne avrà voglia!
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Nei primi mesi dell’anno del Signore 1588, la regina d’Inghilterra Elisabetta I° fu avvertita dall’astrologo di corte John Dee che una grande sventura sarebbe sopravvenuta dal mare entro pochi mesi, di tal ampiezza da minare alle fondamenta il Regno e l’unità del popolo inglese. Spaventata da questa profezia, la Regina chiamò a corte i pirati Sir Drake e Sir Hawkins oltre al gran capo delle armate di terra e di mare, Sir Charles Howard conte di Nottingham, per avvertirli del pericolo profetizzato da John Dee. Durante la concitata riunione l’ammiraglio non si disse sorpreso: del resto, che Re Filippo II° di Spagna avesse in mente qualcosa di losco lo si sapeva già da tempo, visto che Drake soltanto l’anno prima combinò un bello scherzetto alla flotta spagnola di stanza a Cadice, appiccando il fuoco alle navi ancorate alla fonda. Ma quel che mise in allarme tutti fu il fatto che – in aggiunta alle funeste premonizioni del mago John Dee – anche la rete di spionaggio da tempo stava segnalando l’allestimento di una flotta immensa chiamata “invincibile armata”. Alla fine della riunione, incitati dalla Regina, i tre convocati dichiararono di essere pronti ad agire con ogni mezzo per salvare la Corona. Nel prender commiato la sovrana assicurò ai tre convenuti che il mago John Dee li avrebbe aiutati scatenando il maltempo sulla flotta avversaria a tempo debito. Tutti e tre si misero all’opera per organizzare una flotta potente in grado di fronteggiare l’attacco. Mentre sir Howard doveva occuparsi di organizzare la Regia marina e rafforzare le difese costiere, Sir Hawkins e Sir Drake, in quanto pirati graditi alla corona, avevano campo libero di agire come a loro riusciva meglio, ossia in veste di “guastatori”. Drake in particolare decise immediatamente di mandare in avanscoperta un paio di vascelli ben attrezzati al fine di verificare la reale potenza di questa “invincibile” flotta spagnola. La scelta cadde sui vascelli “Wrathchild e “Flight of Icarus” comandati dall’iracondo corsaro William Black detto comandante Diavolo, da lungo tempo compagno di mare, d’arme e scorrerie del pirata Drake. Costui al momento si trovava con le navi alla fonda a Portsmouth, e ogni benedetto giorno si muoveva con una scialuppa verso il molo per poi perdersi tra le stradine della città in cerca di locande, di birra, di scazzottate e di donne di malaffare… ma, non appena fu rintracciato dal messo di Drake e informato del pericolo incombente, lasciò perdere la “bella vita” e si mise subito in azione: non fosse mai che quel mascalzone di Drake ne avesse a male! Bisognava rifornire i due vascelli di munizioni e viveri e trovare nuovo personale di bordo – visto che i marinai al soldo di comandante Diavolo si ammutinavano spesso e pure volentieri; il comandante dettò dunque un bando di arruolamento da declamare nelle piazze di Portsmouth per reclutare marinai e inservienti.
In quel tempo, nella città portuale si trovava un giullare di nome John Jocker, che intratteneva la gente con uno spettacolino fatto di musiche suonate con il piffero nel mentre che danzava, e di quartine declamate all’istante usando i nomi degli spettatori. Durante uno di questi spettacoli John fu interrotto dal suono di un tamburo che precedette l’annuncio a voce alta dell’arruolamento in corso. La notte seguente John non riuscì a dormire: si rigirava continuamente nel giaciglio mentre pensava e ripensava a quanto si trovasse in magra da molto tempo, dacché i suoi spettacoli attiravano sempre più pomodori e uova marce e sempre meno soldi. La pancia brontolava ormai da giorni, e il mare – che gli era sconosciuto – in fondo non gli pareva affatto male: lo vedeva come una nuova possibile esperienza. Non pensò al fatto che quel bando si riferiva ad una pericolosa missione militare, in quanto la sua attenzione fu attratta unicamente dalla parte dove si diceva che c’era bisogno di inservienti e che questi avrebbero avuto paga e lauti pasti… e forse allora era il caso di provare! Con questo spirito la mattina seguente si presentò al porto e ben presto si trovò al cospetto di comandante Diavolo. Quest’ultimo aveva un aspetto impressionante: teneva baffi lunghi e arrotolati, una barba imponente e biforcuta piena di pulci, sopracciglia folte come la foresta di Nottingham, capelli lunghissimi e brizzolati, un occhio bendato, l’altro con la pupilla nera come la pece, la bocca un po’ sdentata, una cicatrice profonda sulla guancia sinistra, e, sempre a sinistra, un uncino arrugginito al posto della mano. Era un …uomo? …alto e grosso che puzzava come un intero gregge di capre e aveva sulla divisa rattoppi a forma di teschio cuciti dappertutto; e nonostante l’aspetto orripilante, il bruto pirata si sforzava malamente di mantenere un contegno bonario per convincere questo matto che chiedeva informazioni. Gli disse: “Mio caro… come ti chiami? Jocker, ah yes, Jocker… ecco, dovrai fare soltanto il mio attendente e non sarai solo. Cosa significa? Dovrai curare la mia persona e fare quello che ti comando. I pasti? Oh certo, si, i pasti… si, avrai due pasti al giorno, su questo stai tranquillo”. Si accordarono poi sulla paga che, disse il comandante, veniva corrisposta solo a missione compiuta, e si dettero appuntamento al molo alla mezzanotte della prossima luna piena, tra quindici giorni. Non era un buon momento per salpare, di solito si attendevano i primi del mese di Maggio, ma qui c’era in gioco ben più di oro gemme e spezie, qui se arrivavano gli spagnoli si sarebbe creata una egemonia marinaresca che avrebbe messo fine a tutto quanto: colonie, regno… e cose da rubare!
Nella notte stabilita, al chiarore della luna piena, una ciurmaglia di gente di varia provenienza si accalcò sul molo per prender posto nei due vascelli: c’erano turchi, arabi, inglesi ovviamente, e anche italiani e olandesi. John Jocker prese posto sul vascello più importante, il “Flight of Icarus”, che a prua montava una polena a forma di demonio alato con i denti aguzzi, la lingua in fuori e lo sguardo con gli occhi incrociati; Jocker però venne condotto a poppa, nella parte più rialzata della nave, subito dietro il timone e il ponte di comando. Lì vi era una specie di seggio che assomigliava ad un trono, e dietro ad esso una cabina in legno con due finestre a oblò e una porticina. In quel cabinotto riposava il comandante Diavolo. Si trovò faccia a faccia con un altro inserviente, poi arrivò il secondo di vascello a dir loro di riposarsi pure sugli assi di legno del pavimento mentre manovrava per uscire dal porto. Quei due trascorsero così una notte insonne. Al primo albeggiare il comandante Diavolo uscì dalla cabina e in men che non si dica ordinò di incatenare a un ceppo i due inservienti. Che spavento per John Jocker, ora vide davvero chi era comandante Diavolo: altro che bonario, era una furia! Aveva una voce potentissima e urlava i comandi e sbraitava, e non aveva rispetto per nessuno. A loro due si rivolse con uno sguardo fiammeggiante, nel mentre che faceva uno sberleffo: “Vi ho incatenati per non perdervi mai di vista, ma le catene sono abbastanza lunghe per permettervi di fare quello che vi comanderò”. Poi con un cenno chiamò una donna anziana, l’unica donna a bordo: “Suor Temperanza! Vecchia baldracca! Vieni qua che mi devi sistemare le piaghe!”. Suor Temperanza aveva avuto una vita particolare: per volere dei genitori fu rinchiusa giovanissima in monastero ai tempi del regno di Maria Tudor al fine di pregare per la preservazione della fede cattolica nel paese, ma non fece nemmeno in tempo a prendere i voti definitivi quando un marinaio turco si presentò alla porta (quel giorno faceva lei da guardiana alla rota) e guardandola con due occhi azzurri come il mare, la stregò. Lei lasciò cadere il velo a terra, non disse nulla alle sorelle, e scappò via con questo Moro. Ben presto però tanta passione si trasformò in commercio, e si ritrovò così invischiata in un giro di malaffare. Il comandante Diavolo era, fin da giovane, un cliente abituale del Moro, e anni e anni dopo, quando ormai suor Temperanza non poteva più fare il mestiere più antico del mondo, la riscattò per trarla con sé a far da “infermiera” a bordo nave. Comandante Diavolo teneva molto affinché non fosse toccata da nessuno, e su questo era così fermo e intransigente che non poche volte aveva gettato di persona in mare aperto qualche marinaio che ci aveva provato. Serbava una sorta di rispetto per quella donna che sapeva come armeggiare con ago e filo e con i medicamenti, così bene come da giovane ragazza aveva saputo armeggiare con… Beh, ecco, infondo erano cresciuti insieme, ed ora era la “donna di casa” su quel vascello! Dopo che Suor Temperanza ebbe curato le piaghe provocate dal fuoco di sant’Antonio di cui soffriva il Comandante Diavolo, questi uscì dalla cabina e comandò per tutto il giorno a bacchetta ai due inservienti: fammi vento, portami il vino, toglimi le pulci, pulisci per terra, e tutto questo (e molto altro) restando sempre incatenati ad un ceppo posto alla base del “trono” su cui sedeva il comandante. A volte Diavolo si ergeva dritto sul trono e urlava qualcosa del tipo: “molla la scotta!” e altri comandi che Jocker non capiva. Che situazione! E i pasti? Beh riguardo ai pasti…. Si, due volte al giorno veniva servita una razione piuttosto misera di una sbobba fatta con patate, rape, e pane raffermo. Acqua potabile ne davano poca, e se ne chiedevi in aggiunta, tiravano su un secchio d’acqua di mare e te la sbattevano in faccia. In che situazione si era messo, povero Jocker: incatenato a un Diavolo fatto persona, in mezzo al mare, senza un perché! Rimpianse amaramente quei tempi in cui quel suo esser mezzo artista e mezzo girovago lo facevano sentire libero… ma guarda dove si era andato a cacciare!
Dopo tre giorni di navigazione si trovarono nel bel mezzo della Manica, al largo dell’isola di Guernsey. E lì videro, alla distanza di cinque o sei leghe, le navi spagnole! Erano tante, ma tante, e si rifornivano sull’isola probabilmente per proseguire verso la Penwith Coast, per doppiarla e risalire in direzione Bristol o ancor più su al fine di tentare lo sbarco. A comandante Diavolo questo bastò, e non c’era tempo da perdere: mandò via un piccione viaggiatore, che sapeva dove andare per avvertire del pericolo già in atto. Il piccione però ebbe un comportamento strano, ritornava indietro… e ci mise un po’ a spiccare il volo definitivo. Comandante Diavolo capì, stava per cambiare il tempo, e pure in maniera repentina. Scese la sera e di lì a poco i due vascelli si ritrovarono in balìa di una tempesta, con onde alte, pioggia e vento. A un certo punto una forte corrente fece fare un balzo in avanti al “Flight of Icarus”, il quale si ritrovò trascinato in senso circolare: non c’era tempo da perdere! Il comandante fece ammainare le vele e urlò a squarciagola di spostare le cannoniere e infilare nelle bocchette tutti i remi a disposizione, ma non ci fu verso di contrastare la potenza del mare. I remi si spezzarono ad uno ad uno, ogni umano sforzo fu vano, e il vascello di comandante Diavolo si trovò attirato in un gigantesco Maelstrom, un vortice di dimensioni inimmaginabili. In tutto il canale della Manica una cosa così non si era mai vista! Doveva essere quel mago John Dee che faceva le prove, ecco cosa pensò comandante Diavolo, perché un gorgo così gigantesco non lo aveva mai visto in vita sua, e se ne sapeva qualcosa, era solo per certi racconti fiabeschi di marinai norvegesi incontrati nelle bettole dei porti più a nord. Vide che l’altro vascello, il “Wrathchild”, era in difficoltà ma comunque era riuscito a tenersi fuori dalla portata del risucchio. A quel punto chiamò la ciurma e gridò il “si salvi chi può” perché ormai tutto era perduto. Jocker e l’altro compagno piangevano, incatenati e impauriti. Comandante Diavolo se ne accorse e andò di persona a preparare due diversi salvagenti. Uno lo costruì staccando, col suo uncino, assi di legno dai parapetti della nave. Legò gli assi insieme con più forza che poté, in modo che costituissero un ammasso di legno ben solido. Un altro salvagente lo realizzò svuotando un barile che conteneva polvere da sparo: assicuratosi che fosse vuoto, lo tappò per bene con una sughera, e poi guarnì il tappo e le cerchie ferrate del barile con fili di rafia, borchie di ferro, e tanta pece. Poi con un’ascia spezzò le catene ai due inservienti e disse loro: “Razza di smidollati, scegliete il vostro salvagente!” Jocker non fece in tempo a fare un passo che già l’altro si era fiondato sul fasciame di assi. A Jocker non rimase che il barile. Comandante Diavolo li legò stretti ai loro salvagente, e prima di buttarli a mare disse loro: “solo uno di voi ha qualche probabilità di salvarsi, quello che è legato al salvagente giusto. Ora io vi getto a mare, ricordatevi solo di fare un gran bell’ultimo respiro quando vedete che andate sotto. Il resto lo saprete lì per lì. Se colui che ha con sé il salvagente giusto ha anche fortuna, ci rivedremo.” Detto questo, diede loro un calcio nel sedere così potente da farli letteralmente volare incontro al mare in tempesta. L’ultima cosa che Jocker udii in quella notte terribile furono le risate di comandante Diavolo, che divennero man mano più tenui nel mentre che il vascello iniziò a girare intorno al vortice fino ad esserne inghiottito. Poi toccò anche a lui e al suo compagno! Gli arrivò addosso come una forza immensa a risucchiarlo verso il basso e a farlo girare in tondo ad una velocità spaventosa. Jocker guardò in basso e vide il vascello, o quel che ne rimaneva, inabissarsi vorticando. Vide anche il compagno inabissarsi a quel modo, mentre lui stranamente girava in cerchio spinto dalla corrente vorticosa, ma non scendeva verso il fondale. Poi, trascorsi dei minuti che gli sembrarono non finire mai, ormai stremato, si sentì sospingere in alto: con le ultime forze fece appena in tempo a riempirsi i polmoni al massimo delle sue possibilità e subito venne inondato da una corrente di risalita così forte che il povero Jocker balzò fuori dal pelo d’acqua facendo un guizzo di qualche metro. Nel frattempo il gorgo si richiuse e il mare da agitato, pian piano si fece calmo. Era vivo. La botte era il salvagente giusto, e non la aveva nemmeno scelta lui. John Jocker a quel punto, legato al suo barile, svenne in mezzo al mare. Sul far del mattino l’altro vascello, il “Wrathchild”, si avvicinò per tirarlo a bordo. Aveva salva la vita! E, sorpresa, a bordo ritrovò comandante Diavolo e Suor Temperanza. Ma come Diavolo!?… Il comandante notò l’espressione stupita di John Jocker, e scoppiò in una gran risata. Poi chiese a Suor Temperanza di accudire il ragazzo. Comandante Diavolo, mentre dava ordini per tornare a Portsmouth, pensò che in fondo quel ragazzo, quel John Jocker, era stato baciato dalla Dea fortuna e in cuor suo, forse a causa dei ricordi che gli riaffioravano alla mente di quando era giovane marinaio – più e più volte salvato dalle onde – decise che avrebbe fatto di Jocker un buon capitano di vascello.
Suor Temperanza intanto si occupava di Jocker curandogli le escoriazioni e le ferite, scaldandolo tramite una stufa a carbone e preparandogli un pasto caldo con un buon brodo di carne (finalmente carne!) lessata accompagnato da legumi e frutta secca! Jocker finalmente sazio si addormentò, e la mattina seguente, ritemprato, fu ricevuto in cabina da comandante Diavolo. Da quel giorno, per i due anni seguenti, il comandante spiegò tutti i segreti del vascello e del mare al marinaio John Jocker. Nel frattempo, Sir Francis Drake e compagni d’arme e di mare, tra il Maggio e il Settembre del 1588, respinsero (con l’aiuto del maltempo che si volle credere fosse stato invocato dal mago John Dee) la “invincibile armata” di Re Filippo, facendo tirare un bel sospiro di sollievo alla Regina Elisabetta. Finita questa guerra, Jocker e Diavolo fecero scorribande al servizio di Drake finché il comandante, un giorno, si sentì molto male. Chiamò Suor Temperanza, ma non ci fu niente da fare. Con un residuo barlume di coscienza Diavolo chiese un ultimo brindisi con il Rum, quello buono messo da parte in cambusa, e fu così che dentro alla cabina si levarono tre coppe, per Temperanza, per John Jocker e per il pirata William Black, detto comandante Diavolo: brindarono al mare, alla vita, alla piratesca amicizia! Poi il comandante chiese di essere legato ad un asse, e, quando fosse spirato, di esser gettato in mare. Per le preghiere, bastava già quel che aveva recitato Suor Temperanza in tutti questi anni.
Jocker si ritrovò così proprietario e comandante del “Wrathchild”, ma lui proprio non riusciva a vedersi pirata. Appena rientrò in porto fece smontare la polena del “vascello (che era demoniaca tanto quanto quella del “Flight of Icarus”) e ne fece scolpire un’altra con quelle che lui immaginò essere le fattezze di suor Temperanza da giovane: una bella ragazza, angelica d’aspetto, coi capelli lunghi biondi e due occhi verdi da illuminare il mondo. Poi, cambiò il nome alla nave chiamandola “Sister Temperance”, vendette le cannoniere, e si diede al trasporto di spezie e oro tra le colonie ed il Regno, fino al giorno in cui Suor Temperanza morì. In quei giorni di lutto per quella donna guaritrice e buona come un angelo, John si rese conto di essere stanco di quella vita di mare. Poco tempo dopo vendette la nave per tornare a far di nuovo spettacoli di strada, insieme a una donna che divenne sua stabile compagna, tal suor Prudenza… si, proprio un’altra suora fuggita da un convento, questa volta per amor di Jocker.

Di questa storia nessuno oggi ricorda nulla, senonché a Portsmouth, in Temperance Street al civico numero 14, c’è un pub che reca l’insegna “John Jocker and the Devil”: se entrate dentro al locale, affissi ad un muro trovate un timone, un uncino, un piffero medievale e le carte del Taròt raffiguranti il matto, la temperanza e il diavolo. Lo so, direte voi: cosa ci fanno le stampe del Taròt marsigliese in un Pub di Portsmouth? Eppure fu proprio in quel pub, intorno ai primi del ‘900, che Arthur Edward Waite e Aleister Crowley, fermatisi di passaggio per bere birra, si dissero: “E che diamine, noi siamo inglesi, bisogna mettersi d’impegno e farle ridisegnare a modo nostro!”

Maurizio Michel
è appassionato di Tarocchi, simboli e narrazioni

FAVOLESVELTE

è un progetto di Valeria Bianchi Mian

favolesvelte@gmail.com

2 pensieri su “JOHN JOCKER AND THE DEVIL – di Maurizio Michel

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