L’OTTANTESIMO DELLA MADRE – il filo matrilineare

Mia madre da ragazza in Grecia negli anni ’60…
e, molti anni dopo, io nel saliscendi, gli angoli del Tempo…
… per ritrovarla nel sorriso di mio figlio…

Da bambina non volevo somigliare a lei, non per quei tratti del carattere che mi erano nemici. Da adolescente, poi, l’apoteosi del distacco – unita nella rabbia in sotto-testo. Le mie corna caprine contro le acque del mare di lei non trovavano altro che inutili diatribe ben lontane dal senso arché delle cose e di certo avulse dal significato profondo della condivisione.

Da bambina la trovavo incomprensibile: ne bramavo la vicinanza indossando la mia maschera sprezzante. Piuttosto che scegliere lei, le preferivo un’attrice del cinema oppure aderivo medusea alla genitrice di un amore fidanzato. La desideravo alta, formosa, bionda, bruna, più allegra, meno dura e testarda, più accogliente e piena di miele. Perfetta madre su misura per la mia indolenza. 

Grazie alle battaglie ho danzato i miei passi fuori dalla soglia, ho abbandonato la mia città e sono andata via dalla casa uovo. Non mi sono accorta del filo matrilineare fino a quando, dietro all’angolo del Tempo, non ho scorto in mio figlio lo stesso sorriso di lei in un pomeriggio degli anni ’60 a Milano. Le labbra carnose di un bimbo riportano luce all’intreccio e mi accorgo che sono contenta di aver conservato la trama. 

Buon compleanno a te, mamma.

“Ottant’anni non sono pochi” dici  – ma, ribatto, nemmeno abbastanza.

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