ORO – poesia

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Non è oro, se prima

non trapassa dal piombo.

Non è un Sole

d’alchemico spessore,

acrilico su tela

di cirri crocifissi.

Non è oro, se prima

non soffre nel mutare

la sua pelle riarsa,

essudando diavoli

neri per ore e ore.

Anni e anni di mera

debolezza in dote,

coltre d’inaspettato,

come se fossi solo

un passaggio di vento

a farmi niente, a farmi

bimba di ceramica.

Giravi tu la ruota

delle nostre torture,

tra burloni sadici

e tutti i satanassi,

o dio cornuto delle

profondità più oscure.

Ade che oggi illumini

spighe dorate e dici

“Demetra sei l’estate”.

 

VBM/09/07/2017

 

 

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OGGETTI DI FAMIGLIA IN UN INTERNO – due scritture brevi

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LO SPECCHIO SPAGNOLO

Un sole che c’è da sempre ma non brucia i giorni lasciati a Milano, l’infanzia della quale mio figlio dice adesso “anche tu eri piccola”.

Sopra il muro rotondo stava appeso lo specchio spagnolo, souvenir di nozze isolane, che non ti ci potevi guardare dentro senza illuderti di somigliare a un disegno più grande di te, ricamato dal destino in costellazioni familiari.

A Torino, lo specchio spagnolo ha messo radici allungando i suoi raggi di casa in casa, di amore in amore. Splende immodesto e ancora integro sulla parete del mio cielo e dichiara: “Sei la più Tu del reame, ma più Tu di te stessa c’è il Senso al centro del riflesso”.

 

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IL BARATTOLO

Sulla mensola in alto, la prima cosa ad attirare l’occhio entrando nella cucina del mago ai fornelli.
Gli odori, quelli, già messi in versi sparsi e metricamente corretti, contemporaneamente in danza con gli occhi.
Profumi anni settanta che non sono più ma stanno ancora
nella memoria olfattiva di tre generazioni.
Lui alla finestra, sempre. Lo si vedeva in attesa di noi
sin dalla strada.
Le bretelle a tener su quei pantaloni e la scarpa grossa, nera – il piede incastrato dentro una roccia, nel magma pietrificato della malattia infantile.
Ci salutava con la mano decretando la giusta cottura per la faraona, regale caduta in battaglie già perse prima di poter gridare.
Nessuno ci pensava, allora, agli animali d’allevamento.
A noi bambini ci tiravano su con le corse nei prati e quante belle figlie Madamadore – che il Re D’oro è – e le cineserie dello zio erano fini fatture Made in PRC. Lo zio che non dava segni di vita dalla via mediorientale e la foto di lui con i piedi nel fiume in India, o in Siria, per me era lo stesso.
A tavola, gridava il nonno, e tutti dietro con la faccia di Pertini nel televisore.

Nel barattolo c’è il Sale, nel barattolo c’è l’oggi di ieri.
Non ha data di scadenza la memoria, se da un’immagine viva estraggo parole liquide, inchiostro che difficilmente sta nei margini e sogna nuove storie tra le righe disegnate da un’eredità d’amore.

POESIE D’EROMA – due amori al contrario

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UNO

Verso d’uccello in gabbia
la tua signora Adele
dal pianerottolo canticchia
ma non consola.
Dolcetti halloweeniani
scioglie senza peccato.

Tra le sue mani Adele ha ali
che a sforbiciate
fissò l’altro ieri alle grate.

Perdono ha chiesto Psiche
quando si è rotto il lume
che l’accomuna alle vergini
stolte ma zuccherate
– che inzaccherata Adele
sul fondo della tazza
legge il bisogno
(e la carenza ti sia lieve).

Disegno a pennelli.

DUE

C’è una cosa morta sul marciapiede.
Non so dire se sia un rospo o un uccello

se sia già stata un pullo o un girino
la cosa che adesso non è più tale.

Solo un dettaglio nel macromotore
minimo accumulo privo di nome.

Ci sono le lumache in Corso Dante
nel mezzo del cammin di nostra vita.

Che poi la fretta ti porta alla soglia
prima degli altri ma non vinci niente.

Valeria Bianchi Mian

 

IDEALI – una poesia

 

 

Quella vecchia storia del gabbiano

l’Albatross del marinaio

che fu maledetto da Life in Death

ed ora è VitA MORte quotidiana.

Ali per le idee son per me ideali

che da buona adulta oggi reggo

in aquilone ai piedi sulla terra.

Diversamente cosciente

dei passi falsi – il briccone Ermes!

trascrivo-leggo-riscrivo

 

messaggi traduco e rilego

in gassa d’amante doppia.

È l’ambivalenza dell’essere

un poco in ombra alla mera luce

puro barlume di vera nerezza.

 

Valeria Bianchi Mian

 

 

 

PSICOGENEALOGICAMENTE/1 – #scritturebrevi

 

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Appunti sparsi.

LA SCUOLA

Il balcone fiorito e il fiore all’occhiello. Mio nonno coltivava sogni dentro i quaderni in appunti sparsi e poi radunava barlumi di coscienza in costellazioni. Voleva conoscere tutto dei cieli, delle nuvole e degli astri. Nel giorno in cui la scuola fu portata via da un tornado, come la casa di Dorothy nel regno di Oz, il nonno indossava una rosa appuntata al bavero liso della sua giacchetta. Giovanni e i suoi compagni non si trovavano dentro l’edificio in quel momento, perché la temibile maestrina dalla penna rossa, capace di terrorizzare i bambini con un solo sguardo, si era sentita male proprio la notte precedente la catastrofe. A ottanta e passa anni il nonno si ricordava ogni dettaglio di quel giorno a metà strada tra la festa e la disperazione.

LA GITA

Certe Pasquette e certe estati di settant’anni fa, quando mia nonna Angela, la donna che non ho mai potuto incontrare, conduceva la banda lungo sentieri che non conosco ma che in qualche modo oscuro sono arrivati sino a me oggi mentre guardo il bosco dalla finestra e penso: il viaggiare umano per le strade della vita è questione di scelte tra ingorghi di caos.

L’AMORE

Un 25 aprile eternamente fissato nella storia della mia famiglia e la liberazione del sentirsi innamorati come non mai, e c’era la guerra e adesso non c’è più, mi ami anche tu, è così difficile trovare l’anima sorella e sposa, la gemella con la quale condividere gli intenti indigeni ignoti imprevedibili e i già detti la noia l’attesa la consapevolezza dell’essere ormai polvere che si posa sulla balaustra del mondo, e i figli e i nipoti e i pronipoti all’orizzonte verso dove, fino a quando…

AMLETICA – memento/2 poesie

Immagino l’uomo teso all’oltre-uomo
ambiziosamente imperante, perfetto
geneticamente modificato, a effetto.
Di ogni gesto è il padrone, re del DNA
Dio sulla Natura, il signore Assoluto.
Gli alberi del futuro cresceranno dritti
in fila indiana marionette, con regole
precise l’orma dell’uomo sulla forma.
Gli animali estinti e quelli sopravvissuti
popoleranno gli zoo in terre asettiche.
L’amore sarà matematica, eugenetica.
Non ho niente da insegnare a nessuno.
Ho soltanto il sentore del sentimento.
Ho la visione del visualizzare la vista.
La percezione del percepire la pietra.
So
che l’irregolarità, l’errore, lo sbaglio
sono gli ori, i rei tesori della sapienza
e so
che quando la perfezione si rivelerà
geneticamente dotata d’imprevedibile

io sarò tra quelli
che ridono per ultimi.

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Ph. credit: Maurizio Puato – Cogitazioni Spazio-Temporali

 

LA NUOVA ODISSEA

Anomia incede, regale, e sale al trono. Chi sono io, chi sei tu? Tu sei Tutto, dichiara Anomia. Io sono Nessuno, risponde l’eroe contemporaneo. Gli hanno diagnosticato una demenza, poveretto. Un quadro misto, appeso al muro del Tempo, a effetto. Mormorii nella sala, commenti sotto tono.
Dice: il male di vivere senza coscienza la vita, ché la partita del soldo, del cavalcare l’onda, la politica priva d’etica, il chiudere gli occhi, il sentirti speciale, l’adeguamento pratico all’estetica dell’ultima tendenza, a posizioni socialmente utili, e le devastazioni, e il grido della simia dei che siamo noi.
Anomia se la ride di gusto ma non fa testo.

PER UN SOFFIO – due poesie

i.

il vento tesse il mondo con un filo
dalla cruna l’anima ci passa al pelo
lo spirito più alto apprende il volo
da briciole o minuzie e come il melo
al seme piccolino toglie il velo
e cresce poi spavaldo fino al cielo.

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Ph. Luciano Borgna – io e Seb con soffione gigante 

II.

chi sei sei sei?
nello specchio il cattivo coniglio
del bianco il nero figlio
del nero le corna e il bargiglio
il canto del gallo che svela
nei buoni la più veritiera
menzogna sul far della sera.
nessuno ne è immune
o esente, ché il lume
Lucifero no non si pente.

chi sei sei sei?
son io sono te siamo noi
tutti siam bigami eroi
sposati alla luna e ad al sole
amici nemici in ferita che duole.

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Dalla mostra “Elfi, giganti e altre creature” – progetto mio

Filastrocche per tutti i gusti – Salone del libro 2017

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Favolesvelte è un libro edito da Golem Edizioni 

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Favolesvelte sarà al Salone del Libro di Torino 

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Favolesvelte nasce da un blog, questo, come performance di filastrocche illustrate da Valeria Bianchi Mian nel 2014 – 365 storie in 365 giorni…

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Storie per tutti, adulti e bambini.

#enjoy

FAVOLE IN ACTION! – cose maggioline

Sono davvero una sbadata, una svampitella salterina saltimbanca. A volte attenta a segnare gli appuntamenti sulle agende (ne avessi una sola, ma no – son mille!) a volte intenta a seminare briciole di dolce sul sentiero dando per scontato che al ritorno le ritroverò – le ritroverete – senza badare ai passeri che mi seguono allegri e golosi.

Tanti incontri di favole svelte e lente si sono accavallati nei mesi scorsi, portandomi a giocare, a narrare, a inventare storie per bambini e adulti. Non vi ho parlato, per fare un esempio, del divertente Reading – Speed Book Date al MiaGola Caffè. Il 27 aprile ci siamo date appuntamento in 7 (!) scrittrici, 6 delle quali con testi editi da Golem Edizioni, nel primo bar bistrot con i gatti: c’eravamo noi, c’erano i libri e le fusa.

E poi, poco tempo prima, ho partecipato al Poetry Slam organizzato da Bruno Rullo a Casa Merini, e poi ancora a un bellissimo evento poetico mondiale – connessioni Italia/Colombia! – del quale parlo qui

Oggi mi sento precisa precisò ed ecco, vi dico: il 10 di questo mese maggiolino ci sarà un nuovo laboratorio gratuito di filastrocche illustrate. Dove? A che ora? Ecco qui sotto l’immagine pro-memoria (la vostra, la mia).

Un non-ti-scordar-di-me a tutti e… prendiamoci per le rime :*

V.

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POETICA DEI SOGNI E LA POLVERE/11 -oltre il cancello

(dal quaderno dei sogni del 2004 – tracce, schizzi, punti di sutura – storia di una separazione per mancanza d’amore)

AGOSTO

“Un po’ fuori dal mondo io ci sto bene. Sdraiata sotto costellazioni di amarene mature nel giardino delle delizie, sputo i noccioli dei miei supplizi. Se non m’importa di approfondire strade al di là del cancello, S. mi terrà prigioniera di questa nostra gravità per sempre e continuerà a godere nel vedermi soffocare.”

“Prima di poter scavalcare il muro devo radunare gli strumenti del caso:

  • un asse del mondo che sia così flessibile da permettermi di prendere la rincorsa e poi saltare;

  • i gatti, i ragni e le succulente;

  • le ossa messe in ordine e inserite nei punti giusti del corpo, affinché l’involucro possa affrontare a testa alta il giudizio popolare e l’ira del re.”

SETTEMBRE

“Certe volte è più saggio più giusto migliore meglio più sano più fausto più veritiero più intelligente più altruistico dire NO.”

“Trattenersi non fare nulla o fare qualcosa un ritratto di signora in interno è natura morta – sei una persona libera, sei una persona libera – ripeti a te stessa reiteri la formula magica apotropaica in questo periodo surrealista della tua esistenza.”

OTTOBRE

“Crescere ed evolversi significa rinunciare agli istinti oppure comprenderne il senso? Spesso, come in una partita a Monopoli, gli IMPREVISTI modificano le mosse razionali del giocatore e la vita, diciamolo, è bella anche per questo. Quel che non si può tenere sotto controllo. Lo spazio di rischio. Questo quaderno è composto da pagine che si staccano come foglie autunnali. Dopo la caduta – the fall – dovrò mettermi l’animo in pace recuperando le forze nel letargo. La primavera è ancora lontana. La primavera sorride al di là di questo giardino nero.”

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pastelli, 2004

MARZO

“Cambio zona mentale. Vado ad abitare una terra più orientale. Mi addentro nella foresta di animali a colori, un chiacchiericcio in 3D che racconta favole buffe come i sogni di chi fu carcerato.”