LA FINESTRA – memorie poetiche

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LA CASA DEL NONNO – Valeria Bianchi Mian

 

Lui è alla finestra, come sempre.

Lo si vedeva dalla strada, lì seduto in attesa di noi: “Ciao nonno! Mi senti da quaggiù?”, gridavo. Le bretelle a tener su quei pantaloni e la scarpa grossa, nera, con il piede incastrato dentro una roccia di carne, nel magma pietrificato della malattia infantile. “Poliomielite” è una parola che risuona nella mia memoria insieme ad “anguilla marinata”, “vongole”, “laguna di Venezia”, “gondola”, “Nona di Beethoven”. Il nonno ci salutava con la mano dalla finestra al terzo piano, decretando la giusta cottura per la faraona, uccello regale caduto in battaglie già perse prima di poter gridare. Nessuno ci pensava, allora, agli animali d’allevamento. A noi bambini ci tiravano su con le corse nei prati e “quante belle figlie Madama Dorè” – che il Re D’oro è. Mi rispecchiavo, principessa sognante, nelle nobilissime fattezze di una statuina portata a Milano dallo zio che era andato in Cina, in Siria, in India, in Nepal. Il nonno viaggiava in alto, invece: da giovane aveva costruito gli aerei per la guerra, poi si era appassionato alle costellazioni e, di notte, osservava il cielo con il cannocchiale. Scrutava le stelle dalla finestra della cucina.

Estratto da un racconto di Valeria Bianchi Mian | LA FINESTRA | 2018 + disegni a matite da illustrazioni del 2010

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LA SCRITTURA NASCE DALLA MEMORIA – Valeria Bianchi Mian

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PUER AETERNUS – little poem

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Coloro che si distaccano sempre troppo facilmente dalla terra, cercando chissà cosa lontano e altrove, perdono il cammino, la strada di casa, la mano dell’anima, e bramano al contempo, con nostalgia, la memoria della prima voce amata.

V.

Ispirata a “Saggi sul Puer” di James Hillman 🌟

ELECTION DAY – fantafavola

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(Pianeta Terra, Italia)

«Io brindo all’equipaggio della nave Ares H,
agli uomini e alle donne che hanno inciso una tacca
nel futuro trasferendosi sul pianeta rosso!
È grande opera: conquistato Marte, ora posso
con orgoglio dichiararmi Duce delle sue città!»
Il Presidente del Consiglio Ferro Duro è metà
della mela insieme alla Dottoressa Era Argento
nella spedizione di umani “M-labirinto”.
Innamorato di se stesso, il Duro declama
prospettive marziane per gli italiani che ama
mandare in orbita in fantastorie dall’atmosfera
militaresca di eserciti in marcia nella sera.
«I nostri predecessori avevano proclamato
l’Italia Pura! Oggi il partito ha colonizzato
i turbolenti territori, dominato i venti,
le forze potenti: siamo padroni degli eventi!»
La Dottoressa Era Argento scuote la bionda testa;
quei discorsi così pomposi lei li detesta.
L’obiettivo dell’occasione, la vera missione
è togliere di mezzo questo emerito coglione.
Sono anni che lei lavora con i dissidenti
del partito V-Nere e adesso ride, mostra i denti.
Lui tira fuori una lingua scura, ché sulla nuca –
preciso – gli arriva il colpo che lo spedisce in buca.
Persino Marte dal mega schermo è un campo sportivo,
ma ormai non conta, ché il Presidente non è più vivo.
La bella Argento si scuote la polvere di dosso
e il dosso del pianeta nello schermo appare mosso
perché il vento di Marte adesso comincia a soffiare.
La comunicazione salta: è l’ora di andare.
«Operazione compiuta. Eliminato il Duro.
Stop prospettive militari. Abbattere il muro
eretto tra Nord e Sud: evviva i dissidenti!»
La bionda accende, fa una nota, pensa ai combattenti
infiltrati su Ares H, ma è solo un breve istante
prima di alzare i tacchi e andar sul podio, esultante.

+ FANTAFAVOLA DEL POTERE è comparsa per la prima volta nel mio libro – Favolesvelte – edito da Golem nel 2016 | Valeria BM

NINNANANNA (italian/english) – Valeria Bianchi Mian, Golem Edizioni, 2015

SOTTO LA PIOGGIA

Questa ninna nanna l’ho composta per il mio bambino quando non aveva che pochi mesi. L’ho cantata la prima volta in un giorno di pioggia. Non essendo una musicista potrò fornirvi maggiori informazioni sulla musica da abbinare al testo soltanto se verrete a trovarmi per chiedermi di farvi addormentare.

Il bambino uscì a cantare sotto la pioggia

sotto la pioggia

e venne il lupo, disse «Canto anch’io…»

ma il bambino disse «No, tu resti dove sei…»

Il lupo lo seguì e andarono in due

sotto la pioggia, sotto la pioggia…

Il bambino uscì a cantare sotto la pioggia

sotto la pioggia

e venne il coccodrillo, disse «Canto anch’io…»

ma il bambino disse «No, tu resti dove sei…»

Il coccodrillo lo seguì e andarono in tre

sotto la pioggia, sotto la pioggia…

Continua tu: aggiungi il pappagallo, l’elefante, la formica, la giraffa, il pipistrello, il serpentello, il gatto, fino ad arrivare al numero dieci.

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UNDER THE RAIN

Versione inglese di “Sotto la pioggia”. Traduzione di Fletcher Stafford, artista, musicista, insegnante di arte negli Stati Uniti d’America.

One day James was singing in the rain

when a wolf came by and wanted to play.

James said «No, stay where you are!»

but the wolf said «Please…»

and so

the two of them went singing in the rain…

One day James was singing in the rain

when a crocodile came by and wanted to play

James said «No, stay where you are!»

but the crocodile said «Please…»

and so

the three of them went singing in the rain…

Continua tu con: parrott, cat, puppy, monkey, elephant, fish, bird…

DIALOGHI CON LA BESTIA – reading teatrale a Torino

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Venerdì prossimo, 16 febbraio, alle ore 18.30, in Via Accademia Albertina 27! Con Ivo De Palma, doppiatore italiano, insegnante di doppiaggio, attore e Valeria Bianchi Mian – ovvero me medesima, autrice di questo blog, sarete invitati a esplorare

LE VOSTRE ZONE OSCURE

LE VOCI DELLE OMBRE

I VERSI DELL’ANIMA ANIMALE

Che cos’è “Dialoghi con la Bestia”? Date un’occhiata alla locandina qui sotto:

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Lo spettacolo è un percorso di narrazioni e versi attraverso il labirinto delle nostre comuni, umane, ataviche paure. Quando l’uomo e la (sua) Bestia si incontrano, l’Io può trarre luce dall’inconscio per conoscere i propri demoni senza fuggirli a gambe levate.

La pièce teatral-poetica è ispirata a:

Robert Louis Stevenson
Franz Kafka
Herman Melville
Giorgio Caproni
Friedrich Dürrenmatt
Charles Perrault
(…)

Ecco a voi un video-assaggio tratto da Franz Kafka (Le Metamorfosi):


https://youtu.be/juVLdmv-5oE

DIALOGHI CON LA BESTIA – reading teatrale a Torino


Posti limitatissimi, obbligatoria prenotazione al 333 2544620

 

 

 

 

LA REGOLA DEL MARINAIO

LA REGOLA DEL MARINAIO

I.
Tre sono i pericoli
cui devi stare attento:
la figlia del Re del mare
la tempesta
e il tuo stesso tormento.

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#SKETCHBOOK VALERIA BIANCHI MIAN

II.

Ode alla Signora della acque profonde

Mamma dimmi tu chi è
la ragazza che alle tre
ogni notte emerge piano
dal mio sogno e nella mano
tiene un fiore rosso scuro
che riflette sopra il muro
un incanto di conchiglie
rilucenti meraviglie.
Lei mi chiama figlia mia
dice d’esser la magia
che nel mare del mio sonno
guida granchi, alghe, tonno.
Dice d’esser Pescatrice
della vita protettrice.
Mi risveglio all’improvviso
ma sparisce il suo bel viso.
Come anemone marino
lei si scioglie nel mattino.
Delle acque è la Signora
nel profondo lei lavora
cura il rosso addormentato
l’oro che ti ha regalato.

 

DA “FAVOLESVELTE” – GOLEM EDIZIONI, 2016

IL SEGRETO DELLA NONNINA – mitologie

Oh, nonnina, il tuo profumo di naftalina, d’armadio tarmato, il tarlo del fare la calza a maglia, quattro ferri in movimento intorno al centro, ed ecco il cerchio si crea in mille colori, il tubo di lana diventa spirale nel tempo che fu.

Oh, nonnina, se tu fossi ancora viva oggi compiresti 127 anni – e invece sei mancata al respiro nel tuo letto a 107, dopo un mesetto d’agonia leggera, fluttuavi nella dimenticanza chiacchierando con la Madonna dalle scarpette azzurre.

Nonnina, di te ho già parlato, ho scritto poesie sul tuo sguardo d’argento, mitologie – carpire il segreto del tuo sorriso, l’esercizio della bellezza, la professione del credo in un solo momento, creatore dell’ora e del qui.

Le regole per vivere a lungo sono scritte nel sangue e nel vino: minestrone a pranzo, mezzo bicchiere di rosso, una preghiera a quel che vuoi tu, poche riverenze – ti è bastata la schiavitù del nutrire i tedeschi con il latte dei tuoi sette figli.

Chiudo gli occhi e sei qui con me. Dici “la mì Valeria” e mi baci la guancia. Tintinna la margherita d’oro che pende dal tuo lobo di antichissimo neonato, sull’onda delle iridi color acquamarina; scivola il mio amore dal nasino all’insù, si accoccola tra le pieghe minuscole del tuo viso.

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PICCOLO SOLE – il nuovo anno

Piccolo Sole è nato e rinato, ormai al Capodanno ci si è abituato.

Piccolo Sole sta allo Zenith volentieri, così come ci stava ieri, e canta e saltella emozionato – d’altronde un nuovo anno è appena arrivato.

Piccolo sole conta le ore, gioca in altalena con sorella Luna: adesso tocca a me, del cielo sono il Re, stanotte la Regina sarai te!

Piccolo Sole diventerà più grande, correndo verso estate sempre in tandem con Luna ballerina, ed è un amore strano ché i due stanno vicini e si tengono per mano ma figli non ne fanno, a parte questo moto che in se stesso si rinnova a ogni nuovo anno.

Una favolasvelta di Valeria Bianchi Mian

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FAVOLA ANTIRAZZISTA – un moretto di E. Hoffman (1809-1894)

Sfogliando i volumi de l’Enciclopedia dedicata ai Ragazzi, edita da Arnoldo Mondadori negli anni ’40, una bella dote transgenerazionale ricevuta dal ramo Mian della mia famiglia, scopro sempre nuove filastrocche e favole scritte da autori più o meno irriverenti, create nel passato ma ancora piuttosto attuali. Prendete questa, ad esempio. Si intitola “Il moretto” e nasce dalla fantasia di un certo Enrico Hoffman, ottocentesco medico tedesco, autore – tra le altre rime – di “Pierino il porcospino”, personaggio piuttosto noto. Il dottore in questione si divertiva a raccontare storielle ai bambini, per dilettarli ma anche per educarli alle regole della buona convivenza.

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Più nero della pece e del carbone

va passeggiando al Sole un morettino

che però tiene aperto l’ombrellino

per via di non guastar la carnagione.

Ed ecco verso lui Gigi s’affretta

spiegando al vento la sua bandieretta;

ecco Maso col cerchio e, più lontano,

ecco Pierin con la ciambella in mano.

E gridan tutti e tre: “Ma questo è un mostro

che è tinto con la pece e con l’inchiostro!”

E senza punto garbo né rispetto

danno la baia al povero moretto.

Ma il gran mago Niccolò

vide il caso e si sdegnò.

Prese un grande calamaio,

venne e disse: “A questo guaio

rimediar presto bisogna.

Via, ragazzi, è una vergogna

canzonare quel moretto!

Ma che colpa ha il poveretto

se la pelle scura scura

ha sortito la Natura?”

Ma nessun si dà pensiero

del rimprovero severo,

e del mago alla sgridata

fanno tutti una risata.

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Disse allora Niccolò:

Ben pentire vi farò!

E allungando le gran braccia

i tre bimbi per la faccia

in un attimo agguantò

nell’inchiostro lì tuffò,

e li tenne fermi e stretti

nonostante gli sgambetti.

Poi li trasse e disse: Andate!

ora al moro somigliate;

anzi, a dirla qui fra noi,

i più neri siete voi!

Mogi, mogi, scorbacciati,

neri neri diventati,

vanno i tre dietro al moretto,

con grandissimo dispetto.

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