WEBINAR GRATUITO – favole, poesie, racconti e altre storie di cura.

Parleremo di cura e di scrittura. Con esempi pratici tratti dai laboratori e dagli incontri che ho condotto in tutti questi anni – i gruppi inventastorie nelle comunità e nelle strutture con diverse utenze, le favole di Favolesvelte per bambini e adulti, le poesie e i racconti in collaborazione con Silvia Rosa per il nostro progetto Medicamenta – lingua di donna e altre scritture – con piccole dritte, esercizi corali scioglilingua e scioglipenna e una nutrita serie di immagini, attraverseremo le possibilità creative che ci offre l’operar con la parola scritta.

Grazie Alessandro Lombardo per questa bella iniziativa, della quale trovate dettagli e info qui: https://www.youtube.com/channel/UC6EgJA5uLKoVq4zFnzuh3mQ

Una Rassegna di Webinar da non perdere!

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POETICA DEI SOGNI E LA POLVERE/13

Una fotografia.

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Avere vent’anni negli anni Novanta era fare lo slalom tra il no future e il possibile.

La signorina a cavallo tra la fata e la strega procedeva a piccoli passi – prova ed errore:

un deux trois, fai la giravolta, sorridi soltanto se il sorriso profuma d’indipendenza.

La trasgressione è il bisturi per tagliare i cordoni ombelicali con estrema precisione.

Avevo vent’anni nei Novanta e un’anima carnale, sogni corposi e senso di polpa, canini aguzzi e una sana voglia di mordere la vita all’osso.

I fidanzati come caramelle dai gusti misti, le mani le bocche le sperimentazioni.

C’erano febbraio e ottobre densi di sapori, una Milano ignara della globalizzazione Social, una Torino da spremere limone arancio tra un club e un’inaugurazione,

travestita da donna adulta

per l’occasione.

#ricordi #poeticadeisognielapolvere 

IL VECCHIO PIERINO ED IO – storie di famiglia

Quante volte abbiamo discusso, il vecchio Pierino ed io, tirando per la coda una volpe e l’immagine di un ramo spezzato dallo stivale del cacciatore. I suoi fucili a fuoco nella fotografia scattata dal tempo, le pallottole sopra l’armadio e le credenze che mostrano zampe di cinghiale trasformate in portapenne, memorie di palchi di cervo e grida di ungulati.

Quante volte gli ho detto “preferisco i lupi” e lui a fare fumo dagli occhi in un misto di piemontese arcaico e sangue a ribollire nei vasi (non) comunicanti.

Ottanta e due anni di passi nei boschi a conoscere ogni centimetro, le colline dei conigli selvatici, le tane i meandri i cunicoli, il lento mutare il colore delle foglie il silenzio che fa rumore. Pierino il cacciatore, Pierino a raccogliere patate rape insalata, a fare il pisolino vicino alla stufa. “Per ogni bestia da te assassinata”, gli ho detto un giorno, ma lui non ha capito, “io faccio un voto alla morte, e sai quanti tra voi si sparano reciprocamente.”

Lo zio ed io ci guardiamo negli occhi, io volpe conosco le sue trappole. Persino nel sugo di funghi è riuscito a infilarci un coniglio, quello rosso che ieri scorrazzava nell’aia, e io lo scopro troppo tardi. “Non ho mai”, confessa, “mai comprato carne al supermercato.” Ci stufiamo studiandoci a suon di battute sardoniche. “Preferisco”, ribatto, “quando mi parli di Masche. Quando mi narri di Pinin che l’ha morso la vipera e non è stato più lo stesso, da allora.”

Pierino ha preso una cagnetta, è piccolina. Correva tra i cani più grandi nel cortile di una cascina e lui se ne è innamorato. Conosce i suoi sguardi, il minimo battito di ciglia, lo scopro negli angoli ad accarezzare quella testolina bambina, a sussurrare parole d’affetto inatteso. “La porti a caccia con te?” Rido beffarda, sottolineo scissioni, faccio la furba. “Neanche per sogno”, risponde.

Pierino ed io concordiamo soltanto nel centro dell’uovo. Quell’uovo creato dal nulla nel ventre di una gallina che con il galletto e le altre sorelle zampetta serena nel prato, per poi ritirarsi di sera nel tuorlo del prossimo giorno.

{Pierino ha 82 anni ed è lo zio di mio marito. Ormai la battaglia tra noi si è strutturata in narrazioni. Lui dice: “Se non mangi la carne cosa faccio? La prossima volta ti do l’erba del prato?”. Naturalmente, finché morte non ci separi. Con affetto.}

#iraccontidelleradici

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BELLA E IL PESCE – una fiaba

C’era una volta 

una Regina di nome Bella
che regnava solitaria come una stella
sulle terre al di là dell’oceano nero e blu,
una Regina che forse conosci anche tu.
Bella era bella davvero ma senza sposo,
da anni lei conservava il cuore a riposo.
Era buona e virtuosa, dolce ed educata,
sapeva cucinare i dolci con la cioccolata.
Pretendenti, è ovvio, molti ne aveva visti
ma le erano sembrati tutti troppo tristi,
e così alla fine non aveva scelto il suo Re.
Adesso, zitella, preferiva regnare da sé.

Un mattino giunse al castello un uomo
senza cavallo né armi ma un bel tomo.
Era così aitante che Bella si imbarazzò
e per un pelo nell’abito non inciampò.
Lo straniero splendido era pure sveglio;
oltretutto ci vedeva bene, anzi meglio
di tutti gli altri pretendenti già scartati
e di quelli che forse sarebbero arrivati.

Vide infatti, e fu il solo, un grande pesce
con i denti aguzzi e gli occhi come vesce
che si alzava viscido dal petto di Regina
muovendo le pinne nella sua manfrina
di consigliere avvezzo a tenere lontano
il nobile, il principe, il Re ed il villano.
L’uomo estrasse lo specchio dalla tasca
e adescò lesto l’animale con quell’esca,
nel riflesso di se stesso egli lo spaventò
come fu per la Gorgone, a quel che ne so.

Il pesce si fece subito di pietra, cadde giù,
restò lì sul pavimento, non si mosse più.

“Chi sei, tu che hai ucciso il mio odio?”

chiese Bella, scossa, scendendo dal podio.

Sono un pescatore, rispose lo straniero
ma se non un re, sono un uomo sincero.

Io so che da quel giorno Bella fu liberata

dal peso che per anni l’aveva schiavizzata.

Valeria Bianchi Mian

 

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Il pesce di Bella qual è? | #sketch di Valeria BM

[da "Favolesvelte", Golem Edizioni 2015]

 

MENTRE ASPETTI – favola per non perdere tempo

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Pantoni e matite girly ❤

Dove sono i tuoi sogni di bambina? Che cosa immaginavi di diventare quando da piccola, seduta alla finestra, ti perdevi nel vano futuro, in un vago sognare? Sei soddisfatta di te, oggi? Lo chiedo a te, a me, a noi tutte. Poesia per bambine, signore e signorine.

Mentre aspetti
arriva una mosca

una mosca
arriva volando,

si ferma di colpo
in tela di ragno

si avvoltola tutta
gira e rigira

grida: “Accidenti,
ho sbagliato la mira!”

Mentre aspetti
passa una nube

porta pioggia,
grandine e scuse.

Si scusa davvero,
ha distrutto il grano

ma poi subito corre
lontano, lontano…

Mentre aspetti
è già primavera

che bacia l’estate
sul far della sera.

Mentre aspetti
passa una donna

che prima era bimba
e poi si fa nonna.

Mentre aspetti
di vivere sappi

che Tempo scorre
a grandi passi.

[Favolesvelte,, Golem Edizioni, 2015]

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Detail of a girl – pantoni e matite

INTERVISTA ALLA BEFANA – #intervistesvelte

Le vogliamo fare quattro domande alla Befana? Così, tanto per tirare le fila di questa giornata all’insegna del “portar via le feste”. Abbiamo raggiunto la nostra simpatica signora volante, l’abbiamo seguita in lungo e in largo, nonostante la velocità della sua scopa dal bastone di maggiociondolo.

1. TRE PAROLE PER DESCRIVERTI?
Ironica, sempreverde, magica.

2. DI CHE COSA TI OCCUPI?
Lo sapete benissimo di che cosa mi occupo, anche se fate finta di non ricordare il mio ruolo. Badate soltanto alle calze in vendita a trenta euro nei negozi, lasciando intendere ai bambini che tutto questo compra compra abbia a che fare con me. Con me! Sono una vecchia balorda ma non sono di certo demente. Tengo al caldo nel mio cuore ogni vostro vagito, ogni respiro, ogni dettaglio, come una nonna amorevole e, come una saggia maga, come una strega giusta, io torno a rammentarvi la bellezza delle piccole cose. Vi ricordo che io ho le scarpe rotte e le mie calze sono lunghe e spesse, di lana grezza. Il mio spirito mescola risate e tristezza perché chiude le feste con una festa. Paradosso, d’altronde io sono una vera burlona. Meritereste TUTTI un carico di carbone. Carbone vero, s’intende.

3. CE L’HAI UN FIDANZATO?
Un fidanzato? Cari miei, con tutti gli anni passati a far le pulizie dopo il caos creato da quel Babbo, pensate forse che io abbia avuto tempo per i bagordi? Beh, a dire il vero… in estate ho modo di riposare nei soggiorni estivi per anziani e, a volte… ma del mio lato mondano non vi voglio parlare. In fondo, sono una maga timida.

4. CHI MERITEREBBE UNA DOSE MASSICCIA DI CARBONE? LA PIÙ GROSSA “CARBONATA” DI TUTTE?
Fatevi un esame di coscienza e rispondete a voi stessi. Se il destinatario quest’anno non siete stati voi, potreste esserlo l’anno prossimo.

Statemi bene.
La Vostra Befana ❤️

Su Facebook, Interviste Svelte: https://www.facebook.com/intervistesvelte/

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BUONE FESTE! – #favolesvelte

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❤️
Favolesvelte vi augura Buone Feste!

🎄

Buon Natale, Babbo Natale.
Porta quello che riesci.

🎅
Porta una porta aperta sul porto
un viaggio che viaggi viaggiando a raggi
di sole in assolo che sia sale in zucca
e all’uomo mondi il mondo che tocca.
Porta un lumino per la coscienza
e se poi riesci, porta anche l’essenza
di quel che conta, la cura del senso
un kit del rispetto perché ogni vita
abbia il tempo – umano animale, la via
primordiale –
lo spazio presente
il futuro che vale.

V.

🙆🏻

Per un regalo all’ultimo minuto?

Link: https://www.amazon.it/Favolesvelte-Valeria-Bianchi-Mian/dp/8898771444

Oppure da Feltrinelli, Mondadori e, a Torino, nelle librerie più carine (la vostra).

Golem Edizioni, sempre in pista e sempreverde!

🌍

Valeria

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MATTO! – il Jolly per me (anche un po’ Jolly Roger)

ANTICIPAZIONE: UN BEL LIBRETTO, UN NUOVO PROGETTO STA PER VEDERE LA LUCE.

LUCE SIA [sarà] PER I DISEGNI NATI IN UN ANNO D’INCANTO. SIA LUCE, E ANCHE UN PO’ DI OMBRA PER I VERSI CHE HO SCRITTO E CHE ADESSO – SON MATTO! – IO CANTO. SORPRESA CHE VOGLIO NARRARVI IN GENNAIO (QUI E NEL BLOG POESIE AEREE). ANCORA NON SVELO L’EDITORE, LO LASCIO MISTERO O ALMENO VELATO.

A PRESTO!

IMMAGINE: IL JOLLY CHE COGLIE UN FIORE SUL CIGLIO DEL BURRONE – NON CADE, NON CADE. COMINCIA IL VIAGGIO DEI MAGICI ARCANI.

Questo disegno, così come gli altri 21 – son 22 – Arcani Maggiori è nato così:

– un po’ di matita

– un po’ di ombretto e un po’ di luce

– penna nera di corvo, bianca di colomba

– sangue blu di Fantasia

– rosso fuoco di fiamma vitale

VI BACIO.

V.0 - 0 - IL MATTO

 

SULLA MUSICA – piccola riflessione

Vi racconto il mio difficile rapporto con la musica.

Lo so, lo so che voi ‘non si può vivere senza’ e la fate facile. Per me era un macello e solo adesso, alla veneranda età di ‘anta’ e tot. posso dire che me la godo con lei. Non ancora completamente, in ogni caso. Ma ci avviciniamo. Che la sordità (oltre il 50% da entrambe le orecchie) non mi aiuti, è ovvio. Ascoltare musica mentre studio e lavoro è impossibile ancora oggi, perché mi confonde, mi crea agitazione e mal di testa. Per ascoltare musica devo ascoltare e basta, appunto. Concentrarmi. Oppure camminare con calma con le cuffiette nelle orecchie. Con le parole non funziona così. Scrivo dappertutto e in ogni momento, in tutte le occasioni stagioni situazioni. La parola ed io siamo amanti appassionate. Mi arrivano le parole. Mi toccano. Mi coinvolgono. Con il disegno ho faticato un po’ di più, ma con l’aiuto di amiche e amici artisti, fidanzati geniali nel tratto, mamma e papà con il pollice della traccia… piano piano nel tempo sono arrivata a esprimermi senza timori. Negli ultimi anni ho illustrato quattro libri, compresi i due che devono ancora uscire, per tre case editrici molto valide. Quindi. Qualcosa vorrà dire. Ma la musica. La musica è quella cosa per cui il maestro Da Barp (da barb…) al Conservatorio bacchettava una me tredicenne perché non capiva non sentiva non voleva e aveva la mano storta ed era in conflitto con la chitarra. Non ero portata, punto. Io dico che mi avevano accettata per sbaglio. Un errore. La musica è quella cosa dei baci in discoteca e degli amori finiti. Quella cosa dei momenti più belli e più intensi, certo. Ascoltando adesso le compilation della mia giovinezza, ricordo a memoria ogni brano. Perdere la testa nel corso degli anni per uno due tre musicisti, come se questo man mano mi potesse approcciare alla faccenda. Illusione. Mi è capitato, lo ammetto, e nella scarsa lucidità della passione reciproca con uno di questi musicanti musicali ricordo il vortice creativo di una Milano magica. Ma la musica non era mia. Era sua, di lui, con lui, per lui. Insomma. Non ho ancora trovato la quadra. Riuscire a collaborare con gente che fa musica, beh. Già mi riconcilia. Mi placa. Però ascolto mio figlio improvvisare canzoni del tipo “i miei gatti sono matti” al violoncello. Con l’andi del jazzista a otto anni. E penso che forse non tutto è perduto. Poi corro lungo il fiume ascoltando pezzi da Novanta, con Cindy Lauper nelle orecchie che mi dice che le ragazze vogliono solo divertirsi e penso che le ragazze in realtà vogliono un sacco di cose.

Rewind.

PLAY!

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GLI ODORI – poetica di madre

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Gioco con il mio bambino
sulla strada che porta alla scuola.
Quali sono gli odori che ami
i profumi, non le puzze, a Torino?
Quando è calda la pizza
il formaggio che cola;
io ribatto con l’erba tagliata
ma non scordiamo la farinata.
Le rose al Valentino,
quella rossa un po’ violetta, carnosa
quella in mezzo, che tra rose è La Rosa
poi falafel e kebab arrotolato
grida lui, il dito alzato controvento
annusa ciò che fa l’uomo felice
il mondo che vive, contento
di avere a che fare con l’odore
del tempo da godere appieno
senza timori, nonostante tutto
nonostante il disgusto assassino
nonostante l’uomo stesso, farabutto.
Scrivo al volo senza metrica
e senza pensieri parlo degli odori
buoni – trascuro i segni marci
prendo l’alito dei gatti al mattino
colgo residui di croccantino
e la pelle di questo mio bambino
quando lo sveglio in autunno
per la colazione, i marroni cotti
i funghi, i tartufi, le foglie, i frutti
il fiume quando gli corri al fianco
narice che a Torino per caso
a volte inspira casa – la tiro su
dal naso – peccato che il gioco
dei sensi sia finito.

Comincia il nuovo giorno
dentro e fuori porto il buono
ancora un poco.

 

(Buona giornata da Valeria e da Favolesvelte! 🌞)