QUANDO ESCE IL TUO LIBRO – ti senti papà in attesa del primo vagito e (contemporaneamente) partoriente.

 

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Quando esce il tuo libro

ti senti papà in attesa

del primo vagito

e (contemporaneamente)

partoriente.

 

NON È COLPA MIA

Golem Edizioni

2018

In tutti gli store online

e nelle librerie.

 

Sono io in noir, stavolta

niente favole per adulti

e per eterni bambini

ma storie oscure

che riflettono le ombre

delle comuni paure.

 

Dodici personaggi tra memoria e dimenticanza.

Torino by night.

Una tossicodipendente  che ha perduto l’anima dentro i ricordi.

Un imprenditore colpito da demenza vascolare. Se tutti lo detestano, ci sarà un perché?

Un ragazzo che non riesce a ‘uscire dall’armadio’ per vivere nel sole la propria omosessualità.

Una seconda moglie erotomane.

Una badante rumena indecisa sul da farsi.

Un giovanotto dipendente dal gioco d’azzardo.

Un macho albanese.

Una bella barista con il seno prosperoso.

Una governante piemontese con velleità da Masca.

Una fanciulla italo-marocchina.

Una simpatica educatrice.

Un cocainomane cinofilo.

Ogni personaggio potrebbe dire “non è colpa mia”

perché innocente è la vita priva di coscienza.

Ai dodici aggiungo un duetto: c’è una coppia di psicoterapeuti (in intervallo) che commenta gli eventi.

Il Dottor Viola e il Dottor Mazzù sono le voci della consapevolezza che cerca se stessa.

Nel video di Ivo De Palma, un brano tratto dal romanzo.

Un epitaffio perfetto.

Non è colpa mia
Golem Edizioni
2018

#personaggi #nonècolpamia #2

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BUONE VACANZE E FATE FAVOLE – nonché faville

Buone vacanze a tutti i lettori di Favolesvelte!

Ci rivediamo in città.

Se desiderate portare con voi, ovunque siate, in qualsivoglia luogo vi rechiate, una copia del libro, vi ricordo che la potete trovare facilmente online – IBS, Amazon… – con consegna veloce quanto il titolo.

Poesie, storie brevi, filastrocche, giochi poetici.

V.

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DIALOGHI CON LA BESTIA – AperiPo-Etica al Barrito il 26/7 alle ore 18.30

urloCosa accade quando l’Io non ascolta i sussurri dell’altro-da-sé e lo contrasta, lo incalza pensando di assassinarlo – con la furia cieca di un Capitano Achab teso solo alla vendetta nei confronti del proprio bianco, mostruoso inconscio?

Qual è il destino di chi invece si lascia sedurre, divorare, annullare dalla Bestia che vive in lui? Lo sa bene il Dottor Jeckyll quel che capita in situazioni estreme. A morire, a scomparire, è la coscienza, con ogni minimo barlume di speranza. La belva, la feroce anima animale, l’istinto brutale come si comporta? Non vede se stessa, non può comprendersi a meno che noi, come antichi alchimisti, non si affronti l’opera grande della trasmutazione di elementi, facendo un poco di spazio all’equilibrista capace di muoversi nel mezzo: il legame, la relazione, il principio mercuriale che connette, collega, congiunge gli opposti psichici.

Ed ecco allora che, dopo aver ucciso il Minotauro, forse l’unica speranza è ascoltare la voce del lupo delle fiabe, della Bestia che narra storie alla Bella, di quello che il poeta Giorgio Caproni identifica come nemico da seguire nel bosco.
“L’ho seguito. L’ho visto. Non era lui. Ero io. L’ho lasciato andare. Incerto, ha preso il viottolo erboso. Con un balzo è sparito (ero io, non lui) nel fitto degli alberi, bui.”
E ancora: “Fermi, tanto non farete mai centro. La Bestia che cercate voi, voi ci siete dentro.”
(Il Conte di Kevenhüller)

 

https://www.wikieventi.it/torino/311660/aperipoetica-off-dialoghi-con-bestia/

https://www.facebook.com/aperipoetica/?hc_ref=ARQjAsXIt5oj0j1HCp09GcFHd9sL_M9iSzNrS8vhvRlz444zz-7l_30Hq5O4caTemNY

https://www.facebook.com/events/2301480789878370/

MIRACOLATA, PREGO – ex voto

Un mio piccolo sempreverde, a dimostrazione del fatto che anche su Facebook, volendo, si può mantenere vivo un ricordo che, per quanto doloroso, diventa ex voto all’ironia della vita e della morte.

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Fotografia di Luciano Borgna e Valeria Bianchi Mian con nave pirata in lastra fotografica e negativo di Polaroid

Sono una miracolata, devo ammetterlo, altrimenti detta “donna con culo” (in bicicletta). Scusate il termine. Per fortuna, diciamo, non mi è terminata la vita. Ho afferrato la mano della Dea Bendata per un pelo, il 19 settembre di molti anni fa, all’angolo tra Corso Potenza e Corso Regina Margherita.
Me lo sono rammentato, questo fatto insindacabile, per via di un post che sta girando su Facebook.
Nella foto di copertina dell’articolo si vede una bicicletta sfrantecata sotto un tir.
È un evento strano da raccontare, parrebbe quasi una frase da mitomane o da prezzemolina, mentre invece è la realtà: è capitato anche a me.
Il tizio della fotografia non può più dire una parola, non può narrare come ci si sente nel ruolo della polpetta.

A differenza del ciclista morto spiaccicato, io posso ancora scrivere di come quel grosso camion con rimorchio mi rimorchiò nel controviale, agganciando il mio mezzo e trascinandomi per qualche metro, “mangiando” il mio corpo nel mettermi sotto, inglobandomi tra la cabina-guida e la struttura di metallo che collega le prime ruote a quelle che seguono- ma quanto è lungo un tir? Chilometri e chilometri in viaggio e poi basta un centimetro per scrivere la parola fine.
Ho ancora la lingua per dire che percepii colpi di martello sopra ogni vertebra – come nella canzone del Faber, “contava le vertebre della mia schiena” – fino al “crack” di un’apofisi trasversa.
Ho modo di ricordare che quella santa della mia bicicletta si trasformò per me in capanna, piegandosi a “V” rovesciata, proteggendomi tra manubrio e sellino.
Vennero a prendermi con due barelle, convinti di trovare soltanto dei pezzi di puzzle da ricostruire o da buttare dentro una fossa. Ma no. Mais non. Mais fantastique! Ne uscii fuori abbronzata come prima e quasi illesa, vertebra a parte, muscolo spezzato permettendo. Avere culo non è un eufemismo.
Mi ricordo che ebbi la forza di insultare il conducente del tir: “Maledetto, la freccia, la freccia!” – e di sentirmi dispiaciuta perché quella sera avevo un appuntamento a cena con il mio tatuatore.
Non fu colpa mia, l’incidente; sia chiaro. Eppure, testimoni purtroppo non ce n’erano, a parte una Madonna che, sorridente nella sua nicchia proprio al centro della curva della muerte, allargando le braccia pareva dicesse: “Vedi di ricordarti di me, balenga!”
Non fu colpa mia, anche se quel pomeriggio ero un po’ distratta.
Pensavo al caso clinico che si era presentato poche ore prima al Centro Adolescenti. Una ragazza di nome Paola, in cerca di una firma per poter diventare Paolo. Tirocinante fresca di professione, io non potevo firmare un bel nulla. Mi ero limitata ad ascoltare la sua storia, un racconto fatto di “Paola deve morire. Io voglio il pene, sono un maschio!”, di genitori seguiti da anni dalla Psichiatria Adulti – madre depressa e padre schizofrenico, da tempo ricoverato in clinica – di fratelli morti in tenera età. Una storia spessa, dura, sconvolgente nella sua potenza.
Insomma, all’angolo tra Corso Regina e Corso Potenza ero immersa nelle mie riflessioni, però quello stronzo non ha messo la freccia. Punto. No freccia. Capito?
Per mesi mi sono svegliata urlando, sudata fradicia nel cuore della notte, eppure ho superato le mie paure riprendendo a pedalare. Hai voluto la bicicletta? Vivi? Vai!

Con la Madonna ho un mantenuto un rapporto personale, intimo, che non ha nulla a che fare con la religione cattolica. Ma questa è già un’altra storia.

Valeria BM

STORIE DI PIRATI – una favola dal mio libro

STORIE DI PIRATI

Avevano solcato i sette mitici mari
visitato innumerevoli isole deserte;
avevano navigato sempre solitari
per giorni e giorni, le camicie aperte
sui pettorali forti, villosi e tatuati
con sorrisi beffardi e occhi da pirati.

Avevano seguito tutte le indicazioni
scritte sulla mappa dal Capitano Sole
ma non c’era alcuna ombra di dobloni.
Erano secche oramai anche le parole
sotto l’astro di fuoco che ardeva il mare
e le bevande cominciavano a mancare.

«Terra! Terra!» urlò la giovane vedetta
al che si levarono voci di canto, grida.
Volarono persino le armi e una tal fretta
colse l’intero equipaggio, quasi a sfida.
Ora e subito tutti volevano approdare!

I pirati si precipitarono a esplorare
quel luogo strano, un posto malsano.
Attraverso la palude nera e divorante
persero tre di loro, eppure il Capitano
non si perse d’animo in quel delirante
panico collettivo che colse la ciurma
quando calò, lugubre, la luce notturna.

«Forza! Noi siamo sulla buona strada!
(la mappa, in effetti, davvero sembrava
confermare) Io vi dico, comunque vada
siamo pirati, signori, siam gente brava
nel senso di uomini coraggiosi ed eroi

non

bambinette.

O ce ne sono di

b-a-m-b-i-n-e-t-t-e

tra voi?»

«No! No, certo! Capitano si va avanti!»
La ciurma si animò. Anche il pappagallo.
«Per tutti i morti, per i vivi e per i santi
avremo l’oro quando canterà il gallo!»
Il gallo non cantò perché lì non c’era.
Restarono sull’isola un giorno e una sera
ma prima di partire ecco che la fortuna
coincise con la mappa del loro Capitano:
il sentiero illuminato dalla bianca Luna
piena, bella, godereccia, svelò l’arcano.
La spiaggia dell’isola brillò tutta d’oro
di diamanti, di gioielli!

Ah, beati loro!

(da “Favolesvelte”, Golem Edizioni, Torino 2016)

VELOCISSIMO – poesia che schizza

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#schizzi #ValeriaBianchiMian

Velocissimo arriva e altrettanto lesto se ne va

leprotto Fortunato saltella ma non è casualità

compare nei sogni nei miti e nella mia realtà

conduce a compimento l’idea della possibilità.

Non è noto a tutti non è nato dai costrutti

non è nitido quando in un lampo offre i suoi frutti

che maturano a tempo ma appaiono estratti

dal nulla del caso da quel che ci rende distratti

eppure capaci di cogliere al volo un leprotto

che apre la porta all’attimo giusto e fa il botto.

 

P.S. – catturare il colpo di fortuna non è facile perché bisogna saper riconoscere il leprotto!

🐇 Valeria

 

POETICA DEI SOGNI E LA POLVERE/11 – doppio senso

ed mondo blog

I.

La mia poetica del quotidiano in doppio senso: luce e ombra, ombra e luce. Derviscio a trottola sul tappeto, tra giorno e notte, notte e giorno. Moto perpetuo, moto fronte e retro, destra e sinistra e viceversa. D’ogni attimo colgo l’essenza girando piano, rimescolando il tempo, lo spazio, l’arcano.

II.

(da “Favolesvelte”, Golem Edizioni, 2016)

Il signor Ed Mondo scrive frasi e poesie

sui tovaglioli al bar della mia stazione.

Lui è un vagabondo con mille fantasie

ma ha perduto il filo della direzione

in cui i treni vanno e si scorda l’orario

preciso di un diretto o di un Regionale.

Il signor Ed Mondo abita sul binario

di doppi sensi in narrazione corale

fatta di pezzi di pizza e di cartacce

fuori dai bidoni della spazzatura.

Sono storie di scorci di gambe e di facce

immagine passata, visione futura.

Ed Mondo conosceva a menadito

il tempo dei treni, ché seguiva ogni via

sopra il tabellone, indicando con il dito

al viaggiatore perduto dentro la follia.

*

Ecco qui ad esempio un suo appunto un po’ unto uscito dal mio tovagliolo di carta: LA STAZIONE È IL NOSTRO VITALE RIASSUNTO. UN PASSAGGIO PRIMA CHE LA MORTE RIPARTA.

**

Uno dei miei personaggi preferiti è il signor Ed Mondo, che vive sui binari della ferrovia. Mi ci ritrovo in questo omino che si scorda gli orari del treno ma che, fra treni e stazioni, trascorre lunghi e bei pezzi di vita. In una mia canzone c’è una strofa che dice: “La tua casa è un treno, il mio cuore un vagone che sta sui binari e non cambia stazione“. Ecco, qualcosa del genere.  (Federico Sirianni, Prefazione a “Favolesvelte”)

#favolesvelte #golem #golemedizioni #valeriabianchimian #poeti #poesieitaliane #scritturebrevi

Fotografia: io dinamica

LA FINESTRA – memorie poetiche

case paesello

LA CASA DEL NONNO – Valeria Bianchi Mian

 

Lui è alla finestra, come sempre.

Lo si vedeva dalla strada, lì seduto in attesa di noi: “Ciao nonno! Mi senti da quaggiù?”, gridavo. Le bretelle a tener su quei pantaloni e la scarpa grossa, nera, con il piede incastrato dentro una roccia di carne, nel magma pietrificato della malattia infantile. “Poliomielite” è una parola che risuona nella mia memoria insieme ad “anguilla marinata”, “vongole”, “laguna di Venezia”, “gondola”, “Nona di Beethoven”. Il nonno ci salutava con la mano dalla finestra al terzo piano, decretando la giusta cottura per la faraona, uccello regale caduto in battaglie già perse prima di poter gridare. Nessuno ci pensava, allora, agli animali d’allevamento. A noi bambini ci tiravano su con le corse nei prati e “quante belle figlie Madama Dorè” – che il Re D’oro è. Mi rispecchiavo, principessa sognante, nelle nobilissime fattezze di una statuina portata a Milano dallo zio che era andato in Cina, in Siria, in India, in Nepal. Il nonno viaggiava in alto, invece: da giovane aveva costruito gli aerei per la guerra, poi si era appassionato alle costellazioni e, di notte, osservava il cielo con il cannocchiale. Scrutava le stelle dalla finestra della cucina.

Estratto da un racconto di Valeria Bianchi Mian | LA FINESTRA | 2018 + disegni a matite da illustrazioni del 2010

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LA SCRITTURA NASCE DALLA MEMORIA – Valeria Bianchi Mian

ELECTION DAY – fantafavola

DSCN9712 - Copia - Copia
(Pianeta Terra, Italia)

«Io brindo all’equipaggio della nave Ares H,
agli uomini e alle donne che hanno inciso una tacca
nel futuro trasferendosi sul pianeta rosso!
È grande opera: conquistato Marte, ora posso
con orgoglio dichiararmi Duce delle sue città!»
Il Presidente del Consiglio Ferro Duro è metà
della mela insieme alla Dottoressa Era Argento
nella spedizione di umani “M-labirinto”.
Innamorato di se stesso, il Duro declama
prospettive marziane per gli italiani che ama
mandare in orbita in fantastorie dall’atmosfera
militaresca di eserciti in marcia nella sera.
«I nostri predecessori avevano proclamato
l’Italia Pura! Oggi il partito ha colonizzato
i turbolenti territori, dominato i venti,
le forze potenti: siamo padroni degli eventi!»
La Dottoressa Era Argento scuote la bionda testa;
quei discorsi così pomposi lei li detesta.
L’obiettivo dell’occasione, la vera missione
è togliere di mezzo questo emerito coglione.
Sono anni che lei lavora con i dissidenti
del partito V-Nere e adesso ride, mostra i denti.
Lui tira fuori una lingua scura, ché sulla nuca –
preciso – gli arriva il colpo che lo spedisce in buca.
Persino Marte dal mega schermo è un campo sportivo,
ma ormai non conta, ché il Presidente non è più vivo.
La bella Argento si scuote la polvere di dosso
e il dosso del pianeta nello schermo appare mosso
perché il vento di Marte adesso comincia a soffiare.
La comunicazione salta: è l’ora di andare.
«Operazione compiuta. Eliminato il Duro.
Stop prospettive militari. Abbattere il muro
eretto tra Nord e Sud: evviva i dissidenti!»
La bionda accende, fa una nota, pensa ai combattenti
infiltrati su Ares H, ma è solo un breve istante
prima di alzare i tacchi e andar sul podio, esultante.

+ FANTAFAVOLA DEL POTERE è comparsa per la prima volta nel mio libro – Favolesvelte – edito da Golem nel 2016 | Valeria BM