CAINO – un racconto di Angela Molfetta

Età dei lettori: dai 13 anni – contiene espressioni forti.

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Un mio disegno per Caino – Valeria Bianchi Mian

Quell’essere senza ombelico che ho per padre avrebbe avuto tutte le fortune, se non se le fosse lasciate scivolare così stupidamente dalle mani.
Un bel giorno, annoiato e stanco di dar nomi agli animali senza che questi gli procurassero piacere alcuno, avvertì un torpore e si addormentò. Al risveglio si trovò accanto una donna. Una donna tutta per sé, capite? Senza nemmeno la fatica di conquistarla o il timore che se la prendesse qualcun altro. Nel suo vocabolario la parola “gelosia” non esisteva. Gliel’avrei insegnata io, qualche anno dopo.
Certo, aveva un leggero dolore al torace che lo angustiava, ma poca cosa rispetto a quello che avrebbe dovuto sopportare in seguito.
Come un bamboccione, è rimasto a vivere in casa di suo Padre, all’ombra del lussureggiante giardino: un vero paradiso! Non doveva nemmeno lavorare, bastava seguisse un’indicazione. Una. Eppure quel pirla s’è fatto cacciare…
Che dire di mia madre? Molti oggi la definiscono “puttana”, ma a quel tempo a chi avrebbe potuto vendersi? A quello squattrinato di mio padre? Altri uomini, in giro, non c’erano. Alla fine pare abbia ceduto alle lusinghe di un mellifluo serpente, contribuendo non poco alle disgrazie della mia famiglia e, come le rinfaccia spesso mio padre, dell’intera umanità.
Poi siamo nati io e mio fratello, e son aumentati i guai.
Non sono mai andato molto d’accordo con il giovane pastorello: con la scusa di badare alle pecore era sempre in giro. Io,  invece, fermo qui a spaccarmi la schiena zappando. Ed era pure ben visto, il signorino! Aveva messo gli occhi sopra l’unica donna disponibile sull’intera faccia della terra; la stessa che, chiaramente, desideravo anch’io.
Alla fine l’ho fatto fuori.
Uh! Un pandemonio!
Non che mi aspettassi che non scoprissero la mia responsabilità nel misfatto: avevo movente, occasione e modo. Ma la presero talmente male che dovette intervenire il Padre ad assicurarsi che nessuno mi toccasse. Per fortuna tutti provano un vero timore reverenziale nei suoi confronti e ogni parola che pronuncia è Verbo per noi.
Così ora sono qui, con questo enorme peso sulle spalle e un nome che equivale a un’infamia.

Firmato: Caino.

(25 giugno 2017)

Angela Molfetta è molto attiva su Facebook con il suo  gruppo DREAMS & BOOKS, è autrice di “Nonostante le scarpe”.

 

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FORZA MARTINA! – bimbe che diventano donne

Oggi finalmente si allestisce la Mostra Personale Di Martina Merlo. L’emozione è tanta e la speranza che in questi due giorni arrivino tanti amici a vedere le opere di Martina è grande. Vi aspettiamo dunque da DOMANI alle ore 10,00 presso la Sala Consiliare del Comune di Rondissone.

Trovate maggiori info qui ➡ https://www.facebook.com/events/405535253612452/?ti=as

(Se vi fa piacere condividete!)

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I RACCONTI DELLE RADICI/1 – poesie a brani, semi

Mi piace creare una fotopoetica del quotidiano. Lo faccio nei Social, indipendentemente dall’occhio sociale, ed è una modalità intima, intimista, intensa. In autunno è la corteccia. In inverno è il tempo dei racconti di neve. In primavera, è il turno delle radici – attraverso le quali scorre la mia linfa vitale. Generazione di me, di te, di noi.

Perché pubblicare qui – e non all’interno del mio BLOG POETICO – Poesie Aeree, un progetto WordPress come Favolesvelte – le piccole poesie fatte a brani?

Perché in quella sede mi occupo di altri aspetti della scrittura in versi, e perché questi racconti animici restano nel mondo della Me bambina, la stessa Me dalla quale è scaturita l’idea di curare insieme a Emma Fenu il giardino della casa, “Una casa tutta per lei”, edita da Golem, edificata dalla Puella sempreverde in ogni donna.

 

0.
Raccolta dalla terra di mezzo
tra un inverno e una primavera
c’è una rondine che non fa testo
ma è bozza di senso incompiuto
il verde rinascimento (in nuce).
Febbraio e marzo sono cugini
travestimento dei ruoli ideali
senza coscienza dello status.
Non volevo diventare la Geisha
delle mille e una botta di vita
sapiente custode del tè e me
non servo i signori della guerra
non ho dato bellezza ai porci
non ho detto parole amorose
per durare in un letto a caso.
È stato impossibile trascurare
la potenza del mio desiderio.
Ho fatto sempre tutto o quasi
quello che mi andava di fare.

1.
Io, vestita da giapponesina
in oro e bianco sullo sfondo.
La banda dei cugini pulsa
a distanza siderale, a eoni
dal carnevale del duemila
e diciannove, fa coriandoli
degli anni trascorsi a festa
di vita goduta flusso arché
(lascia da parte la modestia).

2.
Costume, modo di essere
comportamento, abitudine.

Valeria Geisha e i suoi cuginetti

0.
Prendi una copertina di lana e un giardino
aggiungi la scoperta di un buon libro, sole
al tramonto (dietro la collina), un camino
da godere tra mezz’ora, il respiro lontano
da Torino, il ponte di Carnevale, l’arietta
sicura di te (che non sai più cancellare
ma soffia in disparte, serena, perché sa
come vita ti dona e ciò che hai da fare).

1.
Tre giorni nel Vaso alchemico del tempo
dedicato alle energie radicali – vita morte
miracolo dell’essere qui e ora (da non
dimenticare, da non perdere nel turbinio
del traffico, nelle corse metropolitane).

2.
Inspir et expir: ricreare mondi e amare.

Non poesie ma appunti poetici - dalla raccolta in brani su Facebook

0.
Chi mi conosce bene lo sa
che il mio motto è:
“Carpe diem et Memento Mori”.
La collana rossa con i fiori
che raccontano una primavera
e i teschi in argento
della Nera Signora
sono la storia che io stessa narro
ogni santo, santissimo giorno.

1.
Lista della spesa del weekend:

  • un etto di temperanza ben rosolata

  • Aqua Permanens, un profumo di Madama Alchimia

  • fiammiferi per un fuoco sacro

  • un mestolo per Psiche (che nei Social il pensiero

    rischia spesso di far grumi)

  • impegno per tenere accesi i Lumi.

NELLE STANZE DI “UNA CASA TUTTA PER LEI”/5 – la camera dei segreti

Illustrazione di Valeria Bianchi Mian per “Una casa tutta per lei”, AA.VV., a cura di Bianchi Mian e Fenu, Golem Edizioni 2019

Che i panni sporchi si lavino in famiglia è cosa nota. Ma sarà poi vero che i segreti crescono nell’ombra delle case e diventano mostri, fantasmi, scheletri scricchiolanti negli armadi? Tarme e tarli, tic toc, sotto il tappeto la polvere nei secoli dei secoli.

Attraversa il corridoio un piedino leggiadro, avvolto nella scarpetta di Cenerentola. Passa il tempo e diventa danza di principessa. Passa il giorno e si trasforma in gironzolar di madre. Scorre la notte ed è una vecchina che gira la ruota ma è ancora piccolina.

Bisnonne, nonne, madri, figlie si reinfetano nel ventre delle dimore avite.

Nelle camerette silenziose, le mani stanno a dire basta o ancora. Nelle lenzuola, il mistero – nel cassetto, i sogni. Dietro la finestra non c’è più nessuna.

“Una casa tutta per lei”, piccolo saggio con racconti edito da Golem Edizioni, a cura di Valeria Bianchi Mian, Emma Fenu.

La silloge raccoglie i racconti di 21 donne residenti in Italia e italiane espatriate; tramite immagini e incursioni nel mondo del ricordo si compie un’esplorazione della ‘casa’ come simbolo individuale e collettivo. I capitoli attraversano i locali dal corridoio al cortile sul retro, accompagnati dalle illustrazioni di Valeria Bianchi Mian.

Link per l’acquisto:

https://www.amazon.it/s?k=una+casa+tutta+per+lei&hvadid=80539287914952&hvbmt=bp&hvdev=c&hvqmt=p&tag=amamitsp-21&ref=pd_sl_4efg5olwxz_p

ROBIN IL RONDONE – di Antonio Viora

Robin il Rondone cadde in picchiata, in un giorno d’estate, proprio nel mezzo del praticello di un condominio. Guarda caso, quello in cui vive chi scrive questa storia. Era ancora piccolo e non riusciva più a rialzarsi. A trovarlo fu un bimbo di nome Khadim (nome inventato per privacy! ndr) che subito chiamò tutti. Proprio in quel momento tornavo dal lavoro e fui aspirato lì presso la capannella per esser coinvolto nell’avventura. Si decise prima di tutto che ci saremmo chiamati “La Compagnia del Rondone” e che il Rondone si sarebbe chiamato Robin, e poi che lo avremmo portato al centro di salvataggio di Grugliasco. E così fu. Lo presero e lo salvarono e poi gli diedero la libertà. E noi di lui non sapemmo più niente fino a un giorno in cui ci arrivò una cartolina dal Senegal. Era firmata “Robin il Rondone” . Ci ringraziava tutti. Ci salutava da in volo sopra delle bellissime dune in riva all’oceano. Fu indirizzata a Khadim. Che quando l’ebbe in mano cacciò un urlo e corse a suonare a tutto il condominio.

Quella cartolina in realtà partí da un amico di chi scrive, che va avanti e indietro tra Italia e Senegal. Ma noi a Khadim non lo abbiamo mai detto. E nemmeno a Robin, che chissà prima o poi ci scriverà per davvero.

Antonio Viora è psicologo, psicoterapeuta e scrittore.

Che bello ospitare i racconti di altri scrittori su Favolesvelte!

NELLE STANZE DI UNA CASA TUTTA PER LEI/4 – a Torino il 17 maggio

  • Piccolo saggio con racconti di 21 autrici italiane ed expat
  • A cura di Emma Fenu e Valeria Bianchi Mian
  • Ricordarsi di comprare il latte, la saponetta e un mestolo
  • Memoria è Casa dell’Anima

Venerdì 17 maggio, ore 18.30 alla Libreria Trebisonda c’è “Una casa tutta per lei”!

Ci vediamo a Torino il 17 maggio! In Sal Salvario, alla Trebisonda di Malvina.

“Una casa tutta per lei”, piccolo saggio con racconti edito da Golem Edizioni, a cura di Valeria Bianchi Mian, Emma Fenu.

La nostra dimora è luogo dell’anima, è la pelle, il corpo; narrazioni che prendono vita nelle stanze della memoria.

Intervengono le curatrici e le autrici: Tania Bocchino, Monica Coppola, Maria Antonietta Macciocu, Silvia Rosa, Nadia Sponzilli.

La silloge raccoglie i racconti di 21 donne residenti in Italia e italiane espatriate; tramite immagini e incursioni nel mondo del ricordo si compie un’esplorazione della ‘casa’ come simbolo individuale e collettivo. I capitoli attraversano i locali dal corridoio al cortile sul retro, accompagnati dalle illustrazioni di Valeria Bianchi Mian.

NELLE STANZE DI UNA CASA TUTTA PER LEI/3 – cucinare presentazioni maggioline

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Attraversando le stanze della casa, saltello tra bagno e cucina. L’idea degli ingredienti nel calderone o, più semplicemente, nella pentola sul fuoco del fare del dire del baciare. Lettere e narrazioni, racconti di donne.

L’area olfattiva del cervello e il naso: gli strumenti del gusto in accordo
con le mani. Gli sono occhi pronti, all’erta. La bocca è tenuta a bada ma
ancora per poco – già pronta a scattare la foto di rito, il momento cruciale. Al
concerto della cucina c’è un certo mormorio che precede l’orchestra. Si levano
gli odori, si aprono le tende, una grande agitazione pervade tutta la casa.
La voce delle madri delle madri – o è il canto dei nonni, dei padri e dei
mariti? – si leva alta lungo i corridoi, ed è la musica più bella del mondo:
“Tutti in tavola, che è pronto!”.
Ricetta d’affetto profondo: nella fotografia sbiadita c’è il tempo delle
cose che scorrono attraverso un imbuto onirico, dall’inconscio – il buio –
alla luce per rinascere sotto forma di pasticcio nel forno.
Tic, tic, tic, scoppia la bomba, la cottura è ultimata, e siamo tutti lì a
gridare “mamma!” sul letto di morte. L’estrema unzione sarà un piatto
di lasagne o quelle tagliatelle a cui proprio non resisti o, perché no, le
melanzane alla parmigiana come talamo sopra il quale stendersi, una portantina
per quando la nera signora ci concederà l’ultimo boccone prima di
accompagnarci con una nenia funebre dalla cucina all’Ade.
Là dove ritroveremo tutti gli odori, i piatti degli avi nei secoli dei secoli.

Valeria Bianchi Mian

UNA CASA TUTTA PER LEI

è una antologia di racconti che raccoglie le scritture di 21 donne italiane ed expat.

A CURA DI VALERIA BIANCHI MIAN ED EMMA FENU

EDIZIONI GOLEM

CALENDARIO DELLE PRESENTAZIONI DI MAGGIO

TORINO – CIRCOLO LA LANTERNA 1.0
IL 4 MAGGIO, CON LA CURATRICE VALERIA BIANCHI MIAN E CON LA POETA E ATTRICE DORIANA DE VECCHI, CHE HA CURATO LA MESSA IN SCENA DEL LIBRO. GLI OGGETTI NARRANO, LE MEMORIE PRENDONO VITA. INTERVENTI DI MONICA COPPOLA, AUTRICE DI UN RACCONTO AMBIENTATO NEL CORTILE DELLA CASA TUTTA PER LEI, NOI, VOI.

Si comincia alle 21.30!

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ALGHERO – SALONE DEL SEMINARIO IN VIA SASSARI 179

UNI TRE
IL 7 MAGGIO AD ALGHERO, LA CURATRICE EMMA FENU PRESENTA IL LIBRO.

Con interventi di Maria Castellini, Presidente dell’Università della Terza Età di Alghero.

TORINO – LIBRERIA TREBISONDA

Venerdì 17 maggio
Ore 18.30
“Una casa tutta per lei”, piccolo saggio con racconti edito da Golem edizioni, a cura di Valeria Bianchi Mian, Emma Fenu. La nostra dimora è luogo dell’anima, è la pelle, il corpo; narrazioni che prendono vita nelle stanze della memoria. Intervengono le curatrici e le autrici: Tania Bocchino, Monica Coppola, Maria Antonietta Macciocu, Silvia Rosa, Nadia Sponzilli.

La silloge raccoglie i racconti di 21 donne residenti in Italia e italiane espatriate; tramite immagini e incursioni nel mondo del ricordo si compie un’esplorazione della ‘casa’ come simbolo individuale e collettivo. I capitoli attraversano i locali dal corridoio al cortile sul retro, accompagnati dalle illustrazioni di Valeria Bianchi Mian.

http://www.trebisondalibri.com/?p=9418&fbclid=IwAR2jqWjvs5mqNmGbStkOIJzzIHqShQ8g9yG-5DcsTMSIzhnsziTvvX7nC3U

NELLE STANZE DI “UNA CASA TUTTA PER LEI”/2 – sull’abitare

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Tanti cambiamenti accompagnano l’esistenza di ognuno di noi, traslochi da una rappresentazione di Sé all’altra, ed è un viaggio attraverso l’anima, un passaggio oltre le mura, di là dagli ostacoli che non bastano a fermarci. Comprendiamo, a volte, come occorra rinunciare a qualche antica credenza, ormai inadatta a raccontare chi siamo. Esistono però quegli oggetti che ci sono davvero cari, fondamentali, ai quali non rinunceremmo mai. Mi viene in mente il sole iracheno, un patio immerso nell’ombra e la grande Agatha Christie intenta a riflettere sulla propria vita: è seduta davanti a un tavolino sopra il quale sono disposte in bell’ordine una teiera, una tazza, un cucchiaio, lo zucchero, un quaderno, una penna e la macchina da scrivere. “Così questa è la mia casa, dedicatami perché possa starmene in pace e applicarmi seriamente al mio lavoro. È probabile però che, col procedere degli scavi, non me ne resti affatto il tempo.” Eppure, anche una casa nomade può diventare il luogo da abita- re temporaneamente, là dove “appendere il cappello” per un mese, un anno o due e riprendere il filo di se stesse. La scorgo adesso, Agatha, mentre scrive di fronte a una finestra che affaccia a oriente con “gli operai arabi che lavorano all’ombra” e “l’abbaiare dei cani”.

“In teoria dovrei scrivere un racconto poliziesco ma con l’impulso tipico dello scrittore a scrivere qualsiasi cosa pur che non sia quello che deve, sento sorgere in me, del tutto inaspettato, il desiderio di scrivere la mia autobiografia.”

La mia vita (Arnoldo Mondadori Editore) è l’autobiografia di Agatha Christie. Leggendolo, mi sono fatta coinvolgere completamente nel mondo vittoriano della famiglia Miller, un gruppo amorevole di individui legati alla tradizione ma anche fuori dagli schemi. Il libro è un calderone per i ricordi ai quali attingere, per le memorie legate alla casa – la scrittrice ha amato traslocare, organizzare spostamenti ma anche ar- redare e riarredare gli ambienti, e il tema della casa ritorna spesso e volentieri nei suoi romanzi – casa come ambiente dotato di luci e di ombre. Ashfield (a Torquay) ed Ealing sono le case amate. Sono i giardini in cui Agatha gioca al cerchio, un oggetto che di volta in volta diventa cavallo, mostro marino e treno, e lei si trasforma in cavaliere lungo le vie del giardino o in macchinista creando rotaie e strade verso i sogni. Verso il futuro, conservando la memoria di quel che è stato. La memoria è, in effetti, una casa d’anima nella quale abita il nostro ‘Io autentico’.

“Cosa determina la scelta dei ricordi? È come essere al cinema. Clic! Quella sono io, che mangio i bignè, il giorno del mio compleanno. Clic! Sono passati due anni e io sono seduta in grembo alla nonna, che simula con molta solennità di ingozzarmi come un pollo, tra le mie risate quasi isteriche. Qualche lampo isolato… e, in mezzo, lunghi spazi vuoti, mesi interi, forse anni. Dov’ero? Cosa facevo? (…) La persona intera non la si conosce mai; al massimo riusciamo ad avere qualche folgorazione sull’uomo che è in noi. Per parte mia sono convinta che ci ricordiamo i momenti in cui si è manifestata la nostra vera personalità, il nostro Io più autentico.”

Questo Io autentico è un centro della personalità che va a toccare quel che Carl Gustav Jung chiama il Sé e ci comprende tutti, nel nostro tutto, e che non ci abbandona mai, se lo recuperiamo e teniamo con coscienza il filo del tempo.

“Tra me e quella ragazzina solenne con i boccoli biondo-chiaro non c’è nessuna differenza. La dimora in cui risiede lo spirito cresce sviluppando istinti e propensio- ni, emozioni e capacità intellettive, ma io, la vera Agatha, sono sempre la stessa.”

Dalla PREFAZIONE che è piccolo saggio.

VBM

“Una casa tutta per lei” è una piccola antologia illustrata, un saggio con racconti sul senso della dimora.

AA.VV.

A cura di Valeria Bianchi Mian ed Emma Fenu

Golem Edizioni 2019

21 autrici narrano le case che hanno amato, le cose, Le relazioni affettive…

LE AUTRICI

OLTRE AI RACCONTI DELLE STESSE CURATRICI, TANIA BOCCHINO ELISABETTA CALABRESE CATIA CAMILLINI MONICA COPPOLA FABIOLA FALCONE ELENA FANELLI ALTEA ALARYSSA GARDINI FRANCESCA GNEMMI LORIANA LUCCIARINI MARIA ANTONIETTA MACIOCCU MARIA LUISA MALERBA TATIANA MAZZOTTA MALME LISA MOLARO SERENA PONTORIERO  DEBORA RAVAIOLI SILVIA ROSA ELVIRA ROSSI MARIA CRISTINA SFERRA NADIA SPONZILLI

https://www.culturalfemminile.com/2019/04/08/una-casa-tutta-per-lei-aa-vv-a-cura-di-v-bianchi-mian-e-e-fenu/amp/

NELLE STANZE DI “UNA CASA TUTTA PER LEI”/1 – Il giardino

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Una casa tutta per lei è

un piccolo saggio con racconti

memorie di 21 donne italiane

ed espatriate.

Il tema è

il senso della vita per la dimora

perennemente in viaggio, nomadi

o nelle righe del tempo, nei confini.

Dopo l’introduzione, a cura di Valeria ed Emma, entriamo nel giardino attraverso il cancello. Troviamo raggi di sole che giocano adesso come allora.

Sono trascorsi molti anni da quel pomeriggio primaverile a Milano – una Me bambina corre e ride, si arrampica e pattina lungo i vialetti del giardino.
Sono le tre e mezza o le cinque di un pomeriggio come tanti, eppure
in bocca ho adesso lo stesso gusto di caramella alla fragola che mi si rivelò all’improvviso, quella cosa rossa che succhi e dici “mai provata prima!”, poi mordi e ti fanno male i denti – le carie, spauracchio delle madri – e c’è, in fondo all’evidenza fruttata, una nota particolare che ricorda la panna sulle mani appiccicose, il cigolio dell’altalena e lo scivolo di metallo a frenare la corsa alla pelle nuda di un paio di gambette, e poi la terra – “mi sono fatta male!”.

(…)

Nel giardino ci sono di nuovo le margherite, allegre signorine
disponibili a dichiarare “m’ama o non m’ama”. Tutti i petali bianco latte che son caduti a terra li abbiamo sgranocchiati a merenda con il Cappellaio Matto – un, due, tre: è la corsa nei sacchi del Bianconiglio, prima del tè. E c’era una volta una fata, oppure era una Regina di ghiaccio nascosta tra i cespugli – la stessa che ha portato via l’infanzia e, prima o poi, ruberà la vita a me, a te, a noi, cantando Buon Non Compleanno fino a, si spera, ottanta, novanta, cento volte trecentosessantaquattro (più il Compleanno).

Nel quadretto accanto alla finestra c’è una quercia. Dominatrice della
collina, la quercia. Il tempo trascorso sotto l’albero ha reso le nostre bambine “donne come si deve”, almeno per un’ora o per un giorno, prima che si ribellassero alle aspettative degli altri. Ah, le aspettative!

(…)

“La Quercia” che io ricordo meglio, però, è il romanzo sempre in fieri di Orlando, un libro nel libro della Woolf. Orlando che confessa: “Pure, per quanto avesse molto viaggiato, e corso avventure senza numero, e avesse profondamente meditato, volgendosi ora a un ordine
di idee, ora all’altro, ella si trovava ancora in via di elaborazione.””

Valeria Bianchi Mian

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In tutte le librerie, su ordinazione. Distribuito da Messaggerie.

 

 

 

È DA UNA FIABA… (filastrocche di Emma Fenu, prefazione di Valeria Bianchi Mian)

 

F71407B7-EBBB-4048-BB06-BB6303A7B389.jpgPensando al “feto” dei giorni scorsi, ai non ancora bambini e al rappresentante politico degli stessi, mascotte sotto forma di gommoso creaturino che in sé, ancora soggetto non soggetto, come quello in carne ma non ancora ossa, se ne infischia delle questioni umane fuori dal nucleo della vita che va e che viene, questa mattina ho preso in mano il bel libro di Emma Fenu – “È da una fiaba che tutti arriviamo” e ho riletto alcune filastrocche dedicate ai più piccoli, per poi dare un’occhiata alla mia prefazione. Concordo oggi con quel che scrissi un anno fa. In soldoni: prima di tutto si cova il genitore, poi il figlio. Nell’uovo cosmico del mito si cova la vita. Idea progetto o caso inaspettato da portare a compimento fino alla coscienza. Tutte le volte? Chi può sindacare sulle scelte esistenziali di ogni donna – che è Madre in potenza ma anche un po’ Atropo, la Parca tra le Parche, colei che taglia il filo prima ancora di tessere il cordone? Sul ventre di Madama Alchimia chi può dire l’ultima parola? Nel libro di Emma però guardiamo avanti, fino a quando il desiderio si rimescola insieme alla sua stessa realizzazione.

Quando il filius cresce con cura nel ventre psichico e immaginale… andiamo…

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